Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DELLA SEGRETERIA DI STATO DEI BORBONI DI NAPOLI
anno <1967>   pagina <469>
immagine non disponibile

Libri e periodici
469
dell'unità, quasi che L'impresa dei Mille si fosse potuta compiare senza il sistematico intervento della mafia baronale e delle sue diramazioni cittadine e borghesi. Bella la pagina sull'utopismo quale componente psicologica indispensabile per realizzare la tensione sovrumana propria delle rivoluzioni, fini le osservazioni sull'involuzione aristocratica ed assolutistica della Chiesa spagnola, partecipe la comprensione del fenomeno bakunista, eccellente la descrizione del parassitismo devoto e sfruttatore delle plebi nei confronti delle Corti nelle grandi metropoli europee orientali e meri­dionali, brillante l'accenno alle dimensioni assolutamente incomparabili del feno­meno della popolarità individuale di Garibaldi, del più. grande interesse le posizione del quesito intorno alle concezioni religiose delle masse e dei quadri all'interno del movimento operaio britannico, molto bella e vera la sottolineatura dell'identificazione dell'istruzione religiosa con l'istruzione toiU court tra gli operai inglesi, altrettanto belli e veri un paio di documenti d'appendice, l'interrogatorio di un brigante borbo­nico e il colloquio col calzolaio Lopez (tanto più se confrontati con la grottesca contraffazione pseudoletteraria e pseudopopulistica di un documento molto serio, la lettera del bandito Tanteddn). Ma, lo si sarà notato, si tratta di spunti, di frammenti, tanto più suggestivi, forse, quanto più s'avverte la mancanza d'una organicità d'as­sieme. L'A. spazia dagli illuminati ai carbonari, ai aggira un po' fra tutto il mondo settario dell'Ottocento, medita sull'iniziazione, fa magari un pensierino sulla Mela­nesia, compie insomma una grande scorreria alle soglie del mistero, della religione, della superstizione, rinnovandone i fremiti ma non aguzzandocene certo l'intelligenza. Resta il primo passo, Sv-vero, compiuto nella direzione giusta. Tale era il proposito modesto dell'A. e non lo si può dire non conseguito. Passo falso non è, com'egli temeva: ma passo compiuto calzando gli stivali delle Bette leghe, questo sì, me lo consenta. E sarebbe stato altrettanto e più modesto se avesse preso le misure.
RAFFAELE COLAPIEIRA
ALESSANDRO FOERIO, Lìriche e frammenti inediti a cura e con introduzione di NUNZIO COPPOLA; Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1966, in 8, pp. 340. L. 4.000.
Una semplice segnalazione per un Libro che in altra e più opportuna sede ha meritato attenzione e discussione. A me profano, scorrendo queste pagine cosi ricche del sentimento <r cosmico già notato dal Croce (e che il Coppola sfuma con intelli­genti notazioni) è venuta in mente l'opportunità di un avvicinamento critico ad una personalità contemporanea del Poerio le cui vicende umane ed artistiche mi sembrano alle sue abbastanza vicine, e cioè il Donizetti. Le reminiscenze leopardiane infatti (e non mancano spunti del Foscolo né suggestioni del Parini) abbondano nel Poerio, né ciò può desiare meraviglia, attesa anche la forte disposizione speculativa (seppur non sorretta da sufficiente disciplina intellettuale ed organicità culturale) del poeta napoletano. Ma le componenti romantiche e cristiane, con tutto ciò che di elegiaco, di malinconico, di soavemente meditativo ciò comporta, erano in lui assai più accen­tuate che nel Leopardi. Sicché parrebbe opportuno, nell'ambito di un generale ripen­samento della cultura napoletana prequarantottesca, per cui la traccia del De Sane ti s resta sempre preziosa, ma non unica, con i suoi interessi filosofici ed artistici che non sono proprio quelli dei figli dei murattiani, ripercorrere l'iter poetico del Poerio con allargamenti a quei campo operistico e musicale in genere che in Napoli aveva cosi illustri tradizioni, non certo circoscrivibili nel mero steccato del passatempo e della realizzazione teatrale. Donizetti, con tutto ciò che di flebile e di approssimativo, ma anche di robustamente drammatico è in lui, con quella sua religiosità scenografica ma severa e grandiosa, pienamente nei gusti di certo cattolicesimo gregoriano j> può essere un utile punto di riferimento. E ciò diciamo nel convincimento che un'attenzione maggiore, non solo occasionale ed oleografica, portata dagli storici del Risorgimento sull'opera lirica come manifestazione di costume e civiltà, scaturente, è indubbio, dalle classi dirigenti e dal loro filisteismo > ma con un rapporto di dare e d'avere con quelle subalterne non facilmente precisabile, sarebbe foriera di risul-