Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DELLA SEGRETERIA DI STATO DEI BORBONI DI NAPOLI
anno <1967>   pagina <471>
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Libri é periodici 471
piale gli imponeva, die eco una logica di italianità federalistica,1) connaturata alle caratteristiche storico-geografiche dello spazio umano sa cai governava.
Questa duplicità sconcertante di aspetti, per coi da una parte Rosmini invi­tava il papato a spoliticizzarsi in vista della sua spirituale universalità e dall'altra lo invitava a ri pò li ti ci zzarsi in vista della conservazione del san patrimonio territoriale, va colta accostando alla lettura delle Cinque piaghe l'atteggi amento del roveretano nel periodo intercorso tra la pubblicazione e la condanna dell'opera, in particoalre facendo attenzione ad una lettera a Carlo Gilardi del maggio 1848, preventivamente concordata col Manzoni, in coi suggeriva consigli per Pio IX2)
Ebbene, sia la spoliticizzazione che la ripoliticizzazione proposte al papato da Rosmini, conciliabili ad un livello complesso di strategia ecclesiastica e d'interpre­tazione del corso storico della Provvidenza, giovavano entrambe all'Italia, natural­mente ripetiamo ad un'Italia concepita secondo un certo programma, che non era davvero simile a quello mazziniano o cattaneano. Entrambe, infatti, le fasi della dinamica papale nel pensiero di Rosmini cospiravano contro l'Austria: non per antipatia ideologica, come in Mazzini, che anzi egli prospettava un ruolo imperiale grande-tedesco per quel paese, ma per allontanarla dall'Italia conforme all'interesse della Chiesa, sempre prioritario.
Un'Austria forte oltre le Alpi, nel mondo germanico, avrebbe significato la riconquista cattolica di quel mondo, pervaso dalla Riforma; un'Italia liberata dal­l'Austria col determinante contributo del papato, avrebbe significato altresì la ricon­quista cattolica dell'Italia stessa, pervasa dal laicismo liberale e democratico. AI centro della sua visione, come si vede, era il Cattolicesimo. Anche quando venne a Roma da Pio IX, per incarico del governo piemontese, e poi lo segui a Gaeta, Rosmini, pur essendo animato da sentimento patriottico, deve essersi sentito respon­sabile soprattutto verso la Chiesa. Era una priorità meditata nel suo animo filoso­fico: la Chiesa era per lui l'universale, l'Italia un particolare, anche se il particolare più caro, e non le concedeva alcun privilegio, come glielo concedeva Gioberti, bensì la garanzia di un diritto sotto la specie della carità, di quel diritto circoscritto ma sicuro che viene al particolare da una corretta stabilizzazione dell'universale.
Lo stesso si dica per quanto riguarda la concezione rosminiana della libertà, intesa appunto in sommo grado come libertà della Chiesa cattolica, via via meno essenziale per tutti gli altri enti della storia e del mondo. L'attitudine verso le riven­dicazioni politiche dei popoli, salvo la loro indipendenza dall'esterno, è in Rosmini nel complesso negativa; quelle rivendicazioni servono come strumenti della puni­zione divina agli assolutismi che tengono soggetta ha Chiesa; sono un male prov­videnziale ma comunque un male, che dovrebbe con la sua minaccia far ravvedere ì principi cristiani e far loro restituire alla Chiesa tutta la sua libertà per rinno­varle l'autentica sua potenza. Il dilemma, insomma, è tra teocrazia o rivoluzione, e hi libertà chiesta dai popoli è lo spauracchio utile soltanto a rivalutar la prima : Lo scompiglio di tutta l'Europa oso dire che è irreparabile perché non v'avrebbe che un solo mezzo per fuggirlo, quello di rimettere la Chiesa di Dio nella sua piena libertà e nell'usare verso di essa tutta la sommissione e la giustizia (p. 315).
Siamo, con ciò, ancoro, mutatis mutandis, alla vecchia concezione di Boterò circa l'aiuto reciproco tra Chiesa e principe, su uno sfondo antidemocratico otto­centesco, nonostante tutta la polemica rosminiana contro i legami del Cattolicesimo con gli Stati. Cade qui opportuno, perciò, il rifiuto della tesi del prof. Sergio Cotta 3) secondo cui Rosmihi sarebbe stato il solo autentico pensatore liberale italiano. Liberale può dirsi il Rosmi ni solo in un'accezione molto generica, piò che altro
') Sul federalismo del Rosmini ai può vedere, dello stesso C. RIVA, l/idea fede' ruttata in Antonio IL, in Atti dell'incontro Internazionale rosminiuno tenuto a Bol­zano nel 1954, Roma, 1955, pp. 376*381.
2) v. G. ROMOLA, Carteggio tra Alessandro Manzoni e Antonio U osmi ni, Milano, 1900, pp. 107-114.
) Attualità di Rosmini, in llnmanitas, a. XXI (1966), n. 11.