Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DELLA SEGRETERIA DI STATO DEI BORBONI DI NAPOLI
anno <1967>   pagina <473>
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Ubri e periodici
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scrupoloso rigore metodologico. Il Filipuzzi, per lunga esperienza di lavoro certamente tra gli storici italiani viventi il miglior conoscitore dei vasti fondi archivistici vien­nesi (e della cui esperienza e padronanza della lingua, nonché conoscenza dell'orga­nizzazione burocratica ed archivistica del defunto Impero absburgico fanno testi­monianza numerosi validissimi contributi alla storia delle relazioni italo-austriache) ha raccolto qui e pubblicato a beneficio degli storici italiani ed austriaci i docu­menti relativi alle operazioni navali nell'Adriatico ed anche a quelle meno note ma non perciò meno interessanti sul Lago di Garda. Nei pochissimi casi di docu­menti già pubblicati alcune lettere del Tcgetthofl o dirette al Tegetthoff, qualche relazione ufficiale o ufficiosa pubblicata su quotidiani del tempo ecc. è indi­cato in nota il luogo della prima pubblicazione. Ma si tratta soltanto di 15 documenti su un totale di 175, la cui ripubblicazione è giustificata dal fatto, che si trovano per la maggior parte in edizioni poco accessibili.
Viene cosi reso noto per la prima volta lutto il materiale storico dell'altra parte, relativo alla guerra navale; condizione indispensabile per un giudizio equa­nime degli avvenimenti. Risulta chiara dai documenti la straordinaria personalità e le qualità di condottiero del Tegetthoff, che ai erano del resto già rivelate nella campagna contro la Danimarca nel 1864. Fu in gran parte suo merito personale l'aver infuso nella marina austriaca piuttosto negletta dalle autorità centrali uno spirito combattivo ed un sentimento di solidarietà fra gli ufficiali di diverse nazionalità e gli equipaggi quasi esclusivamente veneti e dannati. Non si tratta qui di un postumo mito del Tegetthoff ma di un prestigio reale, giustificato dagli avvenimenti e documentato negli scritti, diari, lettere e ricordi dei combattenti. Giustamente il Filipuzzi rileva i molti italianismi nella lingua del Tegetthoff e degli altri ufficiali di una marina che conservava ancora in un certo senso le gloriose tradizioni della marina veneta. (Non mancava però la pecora nera fra i comandanti austriaci: il tenente di vascello Franz Spimi lei-, comandante della nave Narenta , che pare abbia perso la testa già al principio della battaglia e ri lasciasse sfuggire, come scrive il suo collega Wimpffen al Tegetthoff in una relazione riservata la bella e facile occasione di distinguersi col salvataggio di un grande numero di vite umane; si allontanò, invece, dai naufraghi all'avvicinarsi di navi italiane di armamento superiore, pp. 259 e 262). Del resto gli interessantissimi rapporti dei comandanti sui meriti delle singole navi durante il combattimento e sulle pro­poste di decorazioni al valore dimostrano una notevole conformità di giudizio.
Di grandissimo interesse sono, come già detto sopra, i documenti relativi alle operazioni navali sul Lago di Garda, pubblicate dal Filipuzzi in appendice. D comandante della flottiglia austriaca del lago di Garda fu il capitano di corvetta Moritz Monfroni von Montfort, anche lui uno dei tanti ufficiali austriaci di origine italiana.
Infine ci sia permesso di riferirci ad una interessante osservazione del Fili-puzzi sulle diverse reazioni del Tegetthoff alle lettere gratulatorie dell'imperatore del Messico Massimiliano, già comandante supremo della marina austriaca e pro­tettore del giovane Tegetthoff, e dell'arciduca, la cui lettera viene definita dal vincitore di Liasa legnosa e piuttosto gelida (n. 1, p. 215). Ma l'arciduca Leopoldo era il comandante supremo del genio, e fra gli ufficiali del genio e quelli della marina esisteva una accanita rivalità, che risaliva al tempo in cui, dopo gli avvenimenti del 1848-49, un certo numero di ufficiali del genio era stato messo nella marina per la riorganizzazione della medesima.
Speriamo che i documenti pubblicati nel presente volume naturalmente nel testo originale, cioè in tedesco e messi rosi a disposiziono degli studiosi, formino la base per nuovi studi augii avvenimenti bellici del Seasantasei, studi che, soltanto giovandosi di fonti delle due parti, potranno uscire da un angolo di visuale troppo ristretto e superato. Non ci sentiamo quindi di condividero le riserve spiegabili forse con qualche equivoco dovalo alle difficoltà della lingua avanzate in una recensione uscita recentemente m:VArrhivio Veneto, a firma di uno storico insigne, Roberto Cessi. Sentiamo anzi il dovere di tributare il nostro incondizionato ricono-