Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DELLA SEGRETERIA DI STATO DEI BORBONI DI NAPOLI
anno <1967>   pagina <476>
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Libri e periadici
nazionale, ed anche nella capaciti gradualmente conseguila a proposito di pubbliche amministrazioni o della impostazione e soluzione di problemi vitali quali la costru­zione della strada Pontehbana o quella del canale di Lcdra, fino ad indicare <piasi a conclusione il panorama concreto dell'economia regionale di ieri e di oggi.
Un volume dunque di prevalente interesse per la storia della politica e del l'economia, col quale si è inteso di testimoniare positivamente sulla dinamica del pensare e dell'operare delia popolazione friulana, dalle ore nelle quali è balenato anche per esse il primo incerto anzi incertissimo risveglio, fino al raggiungi-mento delta meta attuale. E ciò mettendo in evidenza che il 1866 è stato il precedente storico di fondamentale e determinante valore. Nel corso della trattazione suddi­visa come abbiamo accennato - in sei parti le quali forse non prevedevano, nascendo, la loro unione in volume, VA. à attiene alla narrazione dei fatti concreti ed alle cifre; ma per quanto gli è consentito dall'argomento volentieri ubbidisce all'invito di esporre considerazioni e opinioni sue che sono appunto la sua inter­pretazione dei fatti narrati.
Così avverte, per esempio, il limitato peso dell'influenza napoleonica sull'ini­ziale sviluppo culturale e politico del suo paese: analizza le vicende del periodo neo-guelfo nella loro funzione di orientamento sia per il popolo e aia per il clero in particolare: e conferma, per l'evidenza dei fatti, la preponderanza assoluta del­l'ideologia e della prassi cavouriana nel movimento che poi condurrà ad effettivi risultati. Parimenti procedendo nell'analisi e nelle deduzioni ci fa conoscere come sia nata e come sia stata amministrata la provincia, quale sia stato l'atteggiamento dei primi deputati friulani di fronte al confine segnato sull'Isonzo, e quali altre battaglie siano state combattute (per la ricordata Pontebbana e per altro) onde assi­curare alla provincia il necessario sviluppo economico-sociale.
Tutte le pagine del volume hanno naturalmente un interesse soprattutto locale, ed aiutano quindi a comprendere vicende superate e tuttavia legate ad interessi del presente. Ma tali pagine giovano altresì alla conoscenza di avvenimenti e di problemi nazionali, se è vero che le parti di una nazione, si chiamino esse Provincie o regioni, rappresentate graficamente sulla carta geografica italiana, non debbono ricordare sulla carta politico-geografica del nostro paese il campionario di colori di cui si vestiva Arlecchino, ma semplicemente i colori coi quali per oltre un secolo, con eroismi e sacrifici innumeri, è stata consacrata la bandiera nazionale.
Quanto alla veste tipografica di questo più ridotto volume non si erra affer­mando che esso può stare con dignità vicino all'altro che abbiamo sinceramente ammirato
PIERO ZAMA
CABLO CATTANEO, 1 problemi dello Stato italiano, a cura di CARLO G. LACAITA (Biblio­teca moderna Mondadori, 824); Milano, Mondadori, 1966, in 16, pp. 352. L. 700.
Si tratta di una nuova scelta di pagine di Cattaneo, particolarmente interessante e felice per l'angolazione modernissima ond'è elaborata. La congenialità di un certo tipo di antifascismo razionalìstico, derivato dal concretismo salveminiano e dalla rinascita repubblicana di fine Ottocento, con l'insegnamento del Cattaneo, col suo modello umano e morale, quella filosofia civile che in lui sembra incarnarsi, rasso­dando in forme nuove le etichette tradizionali della pubblica felicità e dell'utilità sociale, viene ribadita oggi da una particolare sensibilità tecnocratica che va in cerca di ascendenze illustri e d'un inquadramento culturale adeguato per dignificare un'espe­rienza spicciola in difficile sviluppo, sempre prossima a acadere nell'empirismo fine a se stesso. Cattaneo, insomma, da qualche anno è tornato di moda, dopo la breve e -vigorosa parentesi mazziniana che Berti, Della Feruta ed altri con loro fecero vivere alla storiografia marxista, nella prospettiva nazionalpopolare e fardorisorgintentale che l'affinata eredità gramsciana del Togliatti aveva suggerito e quasi imposto ad una cultura d'estrema sinistra diffidente, recalcitrante o, peggio ancora, delirante in virtù