Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVIO DELLA SEGRETERIA DI STATO DEI BORBONI DI NAPOLI
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1967
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Libri e periadici
nazionale, ed anche nella capaciti gradualmente conseguila a proposito di pubbliche amministrazioni o della impostazione e soluzione di problemi vitali quali la costruzione della strada Pontehbana o quella del canale di Lcdra, fino ad indicare <piasi a conclusione il panorama concreto dell'economia regionale di ieri e di oggi.
Un volume dunque di prevalente interesse per la storia della politica e del l'economia, col quale si è inteso di testimoniare positivamente sulla dinamica del pensare e dell'operare delia popolazione friulana, dalle ore nelle quali è balenato anche per esse il primo incerto anzi incertissimo risveglio, fino al raggiungi-mento delta meta attuale. E ciò mettendo in evidenza che il 1866 è stato il precedente storico di fondamentale e determinante valore. Nel corso della trattazione suddivisa come abbiamo accennato - in sei parti le quali forse non prevedevano, nascendo, la loro unione in volume, VA. à attiene alla narrazione dei fatti concreti ed alle cifre; ma per quanto gli è consentito dall'argomento volentieri ubbidisce all'invito di esporre considerazioni e opinioni sue che sono appunto la sua interpretazione dei fatti narrati.
Così avverte, per esempio, il limitato peso dell'influenza napoleonica sull'iniziale sviluppo culturale e politico del suo paese: analizza le vicende del periodo neo-guelfo nella loro funzione di orientamento sia per il popolo e aia per il clero in particolare: e conferma, per l'evidenza dei fatti, la preponderanza assoluta dell'ideologia e della prassi cavouriana nel movimento che poi condurrà ad effettivi risultati. Parimenti procedendo nell'analisi e nelle deduzioni ci fa conoscere come sia nata e come sia stata amministrata la provincia, quale sia stato l'atteggiamento dei primi deputati friulani di fronte al confine segnato sull'Isonzo, e quali altre battaglie siano state combattute (per la ricordata Pontebbana e per altro) onde assicurare alla provincia il necessario sviluppo economico-sociale.
Tutte le pagine del volume hanno naturalmente un interesse soprattutto locale, ed aiutano quindi a comprendere vicende superate e tuttavia legate ad interessi del presente. Ma tali pagine giovano altresì alla conoscenza di avvenimenti e di problemi nazionali, se è vero che le parti di una nazione, si chiamino esse Provincie o regioni, rappresentate graficamente sulla carta geografica italiana, non debbono ricordare sulla carta politico-geografica del nostro paese il campionario di colori di cui si vestiva Arlecchino, ma semplicemente i colori coi quali per oltre un secolo, con eroismi e sacrifici innumeri, è stata consacrata la bandiera nazionale.
Quanto alla veste tipografica di questo più ridotto volume non si erra affermando che esso può stare con dignità vicino all'altro che abbiamo sinceramente ammirato
PIERO ZAMA
CABLO CATTANEO, 1 problemi dello Stato italiano, a cura di CARLO G. LACAITA (Biblioteca moderna Mondadori, 824); Milano, Mondadori, 1966, in 16, pp. 352. L. 700.
Si tratta di una nuova scelta di pagine di Cattaneo, particolarmente interessante e felice per l'angolazione modernissima ond'è elaborata. La congenialità di un certo tipo di antifascismo razionalìstico, derivato dal concretismo salveminiano e dalla rinascita repubblicana di fine Ottocento, con l'insegnamento del Cattaneo, col suo modello umano e morale, quella filosofia civile che in lui sembra incarnarsi, rassodando in forme nuove le etichette tradizionali della pubblica felicità e dell'utilità sociale, viene ribadita oggi da una particolare sensibilità tecnocratica che va in cerca di ascendenze illustri e d'un inquadramento culturale adeguato per dignificare un'esperienza spicciola in difficile sviluppo, sempre prossima a acadere nell'empirismo fine a se stesso. Cattaneo, insomma, da qualche anno è tornato di moda, dopo la breve e -vigorosa parentesi mazziniana che Berti, Della Feruta ed altri con loro fecero vivere alla storiografia marxista, nella prospettiva nazionalpopolare e fardorisorgintentale che l'affinata eredità gramsciana del Togliatti aveva suggerito e quasi imposto ad una cultura d'estrema sinistra diffidente, recalcitrante o, peggio ancora, delirante in virtù