Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DELLA SEGRETERIA DI STATO DEI BORBONI DI NAPOLI
anno <1967>   pagina <477>
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Libri e periodici
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di vistosi fraintendimenti populistici. Il Cattaneo del centrosinistra, dell'efficienza, della produttività, interprete per usare un linguaggio frequente della polpa peninsulare rispetto all'osso contadino e bakunista satireggiato dal Romano, ed all'in* certo coacervo mazziniano, è dunque essenzialmente il riformista, più che lo storico delle istituzioni o il democratico militante. Certo, l'intelligente e colto curatore dà debita parte alla nazione armata, ma non ne sottolinea abbastanza, perché estraneo ad una prospettiva moderna, il valore mitico e pedagogico che ne esaltava il signifi­cato nel secolo scorso, la virtù elvetica, l'intraprendenza americana, l'acquieto del* l'indipendenza, la dignità del suddito divenuto cittadino sovrano, tutta insomma la splendida retorica spartana e giacobina dell'ideale repubblicano, oggi evidente­mente priva di qualsiasi consistente risonanza interiore. Balzano viceversa in primis* simo piano i grandi temi sociali, il problema scolastico, quello delle aree depresse, quello dell'ordinamento amministrativo, tipici di una società in trasformazione ed alla ricerca di un ordinato, equilibrato assestamento, come quella italiana di un secolo addietro e, ad un tempo, dei giorni nostri. Senza dubbio anche qui, per una lettura che voglia essere esasperatamente moderna, e quindi di necessità tendenziosa, occorre mettere in ombra gli elementi che più vivacemente incardinano Cattaneo nell'am­biente che fu suo, quello dell'educazione militare, ad esempio, che richiama con vigore gli sbocchi rivoluzionari di Pisacane e non può scompagnarsi da un'atmosfera gari­baldina di guerra di popolo oggi caduta in discredito quando non addirittura incom­prensibile; ovvero quello delle grandi speculazioni, consentite alle compagnie private, e favorite a loro vantaggio, un fervore affaristico bonapartista e lombardo tipico di una fiducia illimitata nelle proprie forze da parte di una borghesia in dinamica espan­sione (il fausto e fecondo connubio della terra e del capitale cosi ricco di sugge­stioni jaciniane, che soltanto la sensibilità politica di Bertani e sociale di Sonnino riuscirono da opposte bande a frantumare e smascherare); ovvero ancora la circo­spezione estrema manifestata dal Cattaneo in materia di associazioni operaie, quel-l'insistere paternalistico sul risparmio e il mutuo soccorso che non trascende l'ambito di una illustre tradizione conservatrice edificante, quando non addirittura della dema­gogia clericale, ancorché trasferite dalla capanna alla fabbrica. Lettura stimolante, dunque, oggi più che mai, quella del Cattaneo, ma anche più che mai difficile, e talora fuorviarne, quando non si abbia la prudenza e la freddezza di tener ferma l'archi­tettura storica estremamente complessa in cui essa va vista, la Lombardia positiva e socialista degli ingegneri idraulici ma anche il romanticismo risorgimentale, l'eredità rivoluzionaria francese, le recenti operose memorie del regno italico, le vertiginose fortune borghesi del blocco continentale e dell'orleanismo, un contrappunto di sug­gestioni che la ricchissima personalità umana di Cattaneo viveva in un equilibrio di civiltà difficilmente ripetibile ed imitabile.
RAFFAELE COLAPIETBA
GIOVANNI SPADOLINI, Firenze capitale, con documenti inediti e un'appendice di saggi su Firenze neWunititi Firenze, Le Mounier, 1966, in 16, pp. 406. L. 3.000
Immagini il lettore una città piuttosto piccola, circondata da mura secolari, entro le quali vaste zone, rimaste libere, si vanno colmando con grande lentezza; un'infinità di tesori arti siici per lo più raccolti in un ristretto centro storico; vie, piazze, piazzette anguste che sanno ancora di Medio Evo non soltanto per le antiche torri o per vetuste memorie, ma per le molte bottegucce dai vecchi sporti che conservano inalterato l'arcaico aspetto 'di tempi lontani e anche bisogna pur dirlo per certe tradizionali, ma non igieniche consuetudini che persistono prò* prio li, in quel celebre centro, dove, accanto a una chiesa gotica o a un imponente palazzo del Rinascimento, un macellaio sgronda in pubblico le sanguinolenti carni macellate di fresco, un fruttivendolo cosparge la via di frutta e verdure marce o una lurida stradetta è il rifugio preferito di ladri e prostitute. Una città di fama internazionale, mèta di visitatori d'ogni porte del mondo, ammirala per la dol­cezza delle circostanti colline e abitata da poco più di centomila persone, intelli-