Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DELLA SEGRETERIA DI STATO DEI BORBONI DI NAPOLI
anno <1967>   pagina <480>
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Libri e periodici
È stato proprio Fautore per Firenze a indurre FA. allo stadio di questo periodo e a ripubblicare alcuni saggi, in buona parie ricusolioni. Per il Ricasoli Spadolini ha un debole (confesso che io ce Ilio un pò1 meno): questa figura ieratica che si erge sopra il mondo provincialotto fiorentino, che domina dall'alto della sua inno* gahile statura morale, esercita da anni nn fascino Mill'A. se a mio modestis­simo avviso si possono avanzare riserve sulle qualità di uomo politico del Barone, è certo però che egli fu una di quelle personalità che si impose a tutti) perfino a Vittorio Emanuele, costretto a compiere un gesto che sicuramente gli costò una certa fatica, a recarsi in visita ufficiale al castello di Brolio, dove fu ricevuto quasi da pari a pari. È pienamente giustificato perciò l'entusiasmo di Spadolini per Fuomo che raccolse una Toscana svirilizzata dal soporifero governo granducale e la portò con mano ferma all'obiettivo prefisso: l'unione al Piemonte, passo essenziale per l'unità d'Italia. E in tal senso sento di poter sottoscrivere al suo giudizio che il solitario di Brolio apportò alla' causa italiana un contributo che solo a quello di Cavour può essere paragonato (p. 347),
SERGIO CAMEBANI
RINALDO SALVADOR!, La repubblica socialista mantovana da Belfiore al fascismo (Sotto le bandiere del marxismo, 20); Milano, Edizioni del Gallo, 1966, in 8, pp. 459 con ili. L. 4000.
Ricca di una lunga tradizione d'indipendenza politica e di floridezza culturale, annoverata da tempo tra le massime piazzeforti europee, Mantova entra vistosamente nella storia risorgimentale con la congiura di Belfiore, un episodio da cui FA. fa correttamente scaturire la sua narrazione, non senza sottolineare l'ispirazione d'elite liberale, la diffidenza verso i fermenti democratici e mazziniani dei ceti artigiani, se non nella vecchia forma d'utilizzazione strumentalistica della < turba j> da parte degli aristocratici giacobini romagnoli. Avere a cuore la classe più misera della popola* adone impedendole tuttavia gli eccessi J : questa massima del Tazzoli compendia tutto un atteggiamento di paternalismo conservatore lombardo le cui sfumature cleri* cali e liberali ad un tempo sono state di recente illuminate, ancorché su prospettiva diversa, nella ristampa italiana del noto libro del Greenfield. L'A., secondo un vezzo purtroppo comune agli storici del movimento operaio, tanto più se nell'inquadratura sentimentale e populistica cara alle edizioni del Gallo, non si preoccupa invero di sostanziare adeguatamente l'ampio bisso di tempo intercorrente tra Belfiore e l'Inter­nazionale, né di analizzare criticamente le origini di quest'ultima, pur ricondotte, sulla scorta dei documenti, al volontariato garibaldino reduce dai Vosgi (ma prevale l'ispirazione umanitaria del generale o quella della democrazia sociale francese?), in un ambito ancora intensamente mazziniano, senza precise suggestioni comunardo, capace di affermarsi anche nelle campagne, tramite la prestigiosa e già abbastanza nota figura del Siliprandi. L'A. schizza accanto a lui un ritratto del Suzzerà Verdi e della sua Favilla osservando opportunamente come gli ideali risorgimentali vadano qui slargandosi in confini sempre più universali, e contrapponendosi, sulla base di una struttura sociale che va divaricandosi in classi aspramente contrastanti, all'invo­luzione conservatrice della giovane aristocrazia giù corsa volenterosa sotto le bandiere della Sinistra, vessillifero Antonio d'Arco. Terra ricco, contadino povero: ecco la formula, esatto pendant polemico di quella ottimistica di Stefano Janni, che il Pa* nizza delinea por l'agro mantovano al dischiudersi della crisi agraria, un movimento imponente che attira su Mantova l'attenzione partecipe anche degli operaisti milanesi, proprio alla vigilia della drammatica loro rottura con la democrazìa radicale in occa­sione delle elezioni generali del 1886. Senonché hi repressione poliziesca e l'esplosione emigratoria ridimensionano rapidamente in ambito provinciale i termini del fono* meno, dando vita, auspice Enrico Ferri, negli anni a cavaliere del 1890, a quella particolare forma di democrazia sociale mantovana che rappresenta una tipica espres­sione di positivismo radicale trasferito in ambiente rurale sa prospettive organizzative