Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVIO DELLA SEGRETERIA DI STATO DEI BORBONI DI NAPOLI
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1967
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Libri e periodici
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di massa. Le cooperative sovvenzionate precedente vistoso e concreto della famosa legge Giolitti, sono, per così dire, la struttura portante del ferriamo articolandosi nelle campagne in forma unitaria e di resistenza ad un tempo, secondo i moduli che il medico condotto Romei mutua dal suo collega Badaloni nel Polesine. La parabola di Giovanni Dacci dal radicalismo degli anni ottanta al massimalismo diciannovista è, in certo senso, emblematica così delle scaturigini culturali come delle prospettive rivoluzionarie di massa del movimento. Beneficenza e mutuo soccorso rimangono t suoi pilastri fondamentali, ma sulla base di una crescente politicizzazione, a cui il Ferri aggiungerà la venatura di un risentito classismo ed il partito socialista una precisa vocazione elettorale ed amministrativa, tesa all'obiettivo delle realizzazioni sociali. Le cooperative mantovane entrano a bandiera spiegata nel campo socialistico col metodo della lotta di classe recando seco peraltro un vizio di struttura, quella loro persistente articolazione nel seno della piccola proprietà che avrebbe giustificato e forse addirittura determinato il riformismo avant lettre del Gatti e del Bonomi. Socialismo e cooperazione, dunque, la formula di Ferri non viene scalfita, anche se sono le sorgenti e dilaganti legbe di resistenza quelle che impongono la vittoria di Gatti ad Ostiglia. Si tratterà ora di scegliere o mediare tra le due alter native, la più moderna ed aggressiva delle quali scopre nel Vezzani una tempra poderosa di organizzatore. Proprietari e fittavoli si stringono in coalizioni d'interessi economici mentre, secondo un iter opposto e parallelo, l'organizzazione economica di massa s'inserisce nel tessuto ci vico-amministrativo mantovano. Cooperative e mutue, pertanto, declinano allo schiudersi del secolo mentre quarantamila lavoratori ingrossano le leghe di resistenza. Il conflitto si radicalizza, esasperato dall'evoluzione rivo Cuzionaria del Ferri, che fa i suoi giovani proseliti (Dugoni) e liquida l'opposizione di veterani del cooperativismo come Zibordi e Bematoli, pur non riuscendo a far prevalere del tutto un leghismo a forti tinte sindacalista sul cooperativismo duro a morire, ed anzi agguerrito a nuove fortune dal Vezzani e dal Romei. Politicismo amministrativo in grado di dar vita ad organismi locali a ciclo completo: questa la piattaforma onde si elabora l'autentico microcosmo sociale mantovano prebellico, e ciò quantunque i suoi ispiratori non tardino a scindersi nella prospettiva di un sindacalismo cooperativistico di tipo hissolatiano inserito nello Stato borghese (Romei) contrapposta a quella amministrativa della conquista di una rete di centri di potere locale, cara al Turati e propugnata dal Vezzani, una scissione che del resto trova la sua sanatoria organica, obiettiva, nel rifiorire delle cooperative, in grado di armonizzare il fervore politico dei circoli con la spinta rivendicativa delle leghe. A dire il vero, il fervore politico non riesce a districarsi dalle strettoie di una mitologia personalistica del tutto acritica, come VA. bene documenta a proposito del Ferri (certe rielezioni plebiscitarie e politicamente irrazionali sono autentiche manifestazioni d'infantilismo !) mentre la visione riformistica del Bonomi si elabora indubbiamente su uno sfondo ideologico più consistente e di portata europea, che a Mantova, tuttavìa, non manifesta se non hi sua faccia provinciale e le sue deformazioni clientelistiche e più tardi patriottarde. Sfasatura rimarchevole, dunque, quella che sclerotizza politicamente un'organizzazione economica cosi poderosa, senza che il robusto riformismo del Dugoni riesca ad essere sostanzialmente a passo con i tempi. Sarà questa, accanto alla modernizzazione industrialo della classe proprietaria, all'azione corrosiva e disorientante esercitata dal Bonomi. al dilagare di un massimalismo torvo e terroristico impersonato dal Bacco (ma da quale < repubblica socialista sbucano fuori questi sottoproletari disorganizzati?) una delle cause della rapida disfatta dei lavoratori dinanzi all'offensiva squadrista (ma i molivi del < peacecunismo delle cooperative andrebbero approfonditi, così come merita uno studio a parte la struttura affaristica di tipo bresciano del prepotere cattolico nell'Alto Mantovano).
RAFFAELE COLAIMETRA