Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DELLA SEGRETERIA DI STATO DEI BORBONI DI NAPOLI
anno <1967>   pagina <482>
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Libri B periodici
Il movimento operaio e socialista * Bilancio storiografico e problemi storici, Atti del Convegno promosso da e Mondo operaio s per il 70 del Partito Socialista italiano. Firenze, 18-20 gennaio 196 Milano, Edizioni del Gallo, 1965, in 8, pp. 376.
Si raccolgono in un nitidissimo volume gli atti del convegno ohe il P.S.I. pro­mosse a Firenze tra il 18 ed il 20 gennaio 1963. Convegno di bilancio e di prospettiva scientifica, secondo le dichiarazioni degli organizzatori, per cui il settantesimo anni­versario della fondazione del partito rappresenta soltanto una felice coincidenza con­tingente per un ripensamento che l'ampio lasso di tempo intercorso rendeva urgente opportuno e pressoché doveroso. In realtà, chi guardi semplicemente la dislocazione cronologica del convegno, all'inizio di un anno che avrebbe assistito all'assunzione, da parte del P.S.L, di responsabilità di governo subito definite storiche nell'ambito di una tutta nuova, ed in operosissima elaborazione, filosofia politica, quella del centro sinistra, non può fare a meno di sottolineare l'incalzante movente politico che spingeva i socialisti a tracciare un proprio bilancio storico accentrato su un porro unum: la distinzione e l'estraneità nei confronti dei comunisti: e ciò, s'intende, a parte le corrette ed ovvie precisazioni metodologiche marxiste che il De Martino ribadiva in sede di apertura. Tale impostazione trovava, altrettanto ovviamente, il suo centro di raccordo nella relazione Arfé, sorta di culmine di una politica culturale e autonomistica portata avanti sistematicamente, con ambizioso piano a lunga sca­denza, da parecchi anni: relazione che non a caso toccava gli anni del dilaceramento postbellico, ponendo L'accento su problemi organizzativi, di massa, di reclutamento che erano poi, a dire il vero, proprio quelli prima e più energicamente impostati dal giovane partito comunista. All'Arie si affiancavano da un lato il Valiani, con una riva­lutazione turatimi;! organicamente proiettata nell'ambito sociale del decennio gioliti Uano ed in quello ideologico della Seconda Internazionale, dall'altro, sull'opposto1 versante socialista, il Bosio, assiduo, peraltro, e puntiglioso nell'intaccare da sinistra, da piattaforme rigorose ed ortodosse, la vocazione democratica, post-risorgimentale popolare, del partito comunista e della sua cultura specialmente storiografica. Tra questa coincidentia oppositorum divenuta ormai abituale, e sagacemente coordinata e* sfruttata, nella polemica anticomunista un po' a tutti i livelli, il Manacorda si teneva fermo al nodo cruciale e centrale del periodo di fondazione del partito, all'ultimo decennio dell'Ottocento, in un discorso peraltro chiaramente isolato e privo di rispon­denze nell'ambito del convegno, tra il riformismo turatiano sviscerato e giustificato dal Valiani da un lato e, dall'altro, una ricostruzione in chiave appassìonatamente individualistica, liberatoria, tardo romantica e perciò sostanzialmente innocua del periodo della Prima Internazionale, dovuta al Masini (del tutto a sé la relazione Catalano, così pensosa di moderazione e di obiettività nel procedere per ignes del secondo dopoguerra da ridursi talora a semplice cronistoria o, quanto meno, garbata esposizione problematica delle parti in contrasto).
fi patriottismo di partito, a dire la verità, percorre come un filo rosso tutto il volume, a parte, s'intende, l'intervento del Manacorda. Come una genuina esperienza socialista, infatti, da contrapporre, non sempre implicitamente, alle aspirazioni uni­tarie e integrali dei comunisti, è rivendicato, e del tutto a ragione, il momento filo­logico di Movimento Operaio dal Bosio che ne fu il teorizzatore fremebondo e razio­cinante ad un tempo con gli stessi risultati di catechistica secchezza conseguiti oggi nello studio del canto sociale, con la medesima patetica pertinacia onde ancor oggi invoca l'anti-Croce, questo messia della cultura marxista che non si decide a scendere in terra, questa Scienza incarnata che non riesce a risolvere in sé la filosofia e la storia, annullando una buona volta il deviazionismo idealistico di Gramsci e sot­traendo ai comunisti d'un colpo tutto il retroterra culturale che essi pretendono por sé e che i socialisti guardo caso! - non s'erano mai accorti che esistesse. In realtà