Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DELLA SEGRETERIA DI STATO DEI BORBONI DI NAPOLI
anno <1967>   pagina <485>
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Libri e periodici
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Quando si afferma che l'impresa assunta dall'editrice : La Nuova Italia è generosa, si fa riferimento se non erriamo non solo a motivi che tutti pos­sono intuire ma anche alla possibilità che a tutti viene data, per mezzo di questa pubblicazione, di ricevere un grande dono, e cioè di conoscere candidamente e genuinamente Cesare Battisti risalendo nel suo tempo, e di conoscerlo liberato da quegli accaparramenti che già sono avvenuti, e che Bono tutt'altro che improbabili nei nostri giorni, in cni ufficio delle tombe sembrerebbe quello di far comodo ai vivi.
Scrive a questo proposito Galante Garrone: Cominciarono gli inter­ventisti nazionalisti, a presentarci un Battisti che meglio aderisse ai loro disegni e propositi. Poi ci si misero i fascisti, e si sforzarono di cancellare o almeno di stemperare dalla sua vita l'ininterrotta fede socialista e l'afflato umanitario. In anni a noi pia vicini, nomini di parte cattolica, magari mossi dal solo intento di riva­lutare i loro predecessori nel Trentino sotto il dominio austriaco, alterarono la prospettiva entro cui andavano collocati i rapporti fra Battisti e il partito cleri­cale. Da ultimo, ci fu qualcuno che dal Tirolo osò come un certo professore dell'università di Innsbruck parlare di Battisti e dei suoi compagni come di " nazionalsocialisti della prima ora n .
Distorsioni polemiche interessate, imbottigliamenti chiediamo scusa per la quasi irriverente parola compiuti con la violenza di parte, fidando nella solidità del tappo e nell'eloquenza dell'etichetta.
Del resto non c'è terreno che non possa essere invaso dalla gramigna, e forse nella vita e nel pensiero di Cesare Battisti ci sono stati momenti ed atteggiamenti che rendono più che possìbili le invasioni di ogni specie; ed uno di essi soprat­tutto sembra accentuare tale possibilità, e cioè la coesistenza cosi ferma e dichiarata, in tutte le circostanze, fra l'ideale socialista e l'ideale di patria.
Come legare in un rapporto logico e sentimentale il socialismo con l'irreden­tismo? Si può vivere sollevando una bandiera di parte, e poi compiere con piena consapevolezza il sacrificio di sé sull'altare consacrato ad una fede che ha come simbolo il tricolore?
Or bene noi, dopo la lettura delle opere, non sappiamo se per maggiore con­vincimento tratto dagli Scritti* o se per più vivo conforto tratto dall'Epistolario, abbiamo veduto non le difficoltà di una coordinazione, ma il dominio di un'unica idealità che ha espressione in due parole: umanità e patria
Il socialismo di Battisti è patriottico (ossia è anche patriottismo), perché si profigge di liberare i connazionali da una schiavitù economica sostenuta da leggi e da costumi anacronistici: il suo irredentismo è umanitario perché si propone di liberare quei connazionali medesimi da un'oppressione politica non meno anacro­nistica e non meno offensiva dei diritti umani. Pertanto la voce di Battisti è stata sprone alla guerra contro un tradizionale oppressore, è stato indomito fierezza di fronte ai carnefici, e prima ancora è stata risveglio per una gente < abituata come egli stesso Bcrive da preti e da poliziotti alla rassegnazione .
Innumerevoli passi si potrebbero citare dagli scritti per testimoniare che, nel suo convincimento, il socialismo ed il nazionalismo sono lievito per maturare le Coscienze, e che l'irredentismo ò ad un tempo umano e patriottico; anzi BÌ può aggiungere che Battisti appartiene olio famiglia degli apostoli che si votano al sacrificio, a quell'opera di redenzione che si eterna nei secoli e che è nel credo e nelHnsegnatnento mazziniano. Non w può dunque ancorare il pensiero poli­tico di Battisti a dottrine materialiste; il suo un socialismo religioso.
Non sorprende, ma desta ammirazione, corno olle idee siano coordinati e strettamente legati i momenti concreti della propaganda e dell'azione, pur condì-