Rassegna storica del Risorgimento

STORIOGRAFIA GRAN BRETAGNA; TREVELYAN GEORGE MACAULAY
anno <1967>   pagina <515>
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George Macaulay Trevelyan 515
in maniera letteraria , tanto che sul finire dell'Ottocento IHiomo era già diventato un mito e la sua storia non di rado si era mutata in poetica leg­genda. Era tulio ciò il frutto di una svista storica? In minima parte e com­prensibilmente, crediamo, se è vero che anche il Croce, che in fatto di sto­ria non ammetteva eccessi di libertà e sentimentalismi, e a motivo di ciò aveva a suo tempo stroncato il Manzoni, scriveva di Garibaldi come di un ... cavaliere errante della giustizia e della libertà, semplice, diritto, pronto sempre a piegare ogni pensiero e ogni personale professione all'ideale al era ale si era legato fin dalla prima giovinezza .** Certo è ehe spesso per correre dietro alla poesia si dimenticava la storia, si dimenticava che le vette del Parnaso non son facili da raggiungere, e si scambiava per poetico quello che invece aveva tutti i caratteri del pittoresco e dell'oleografico. Il fatto è che il sentimento di reverenza e devozione verso Garibaldi era in tutti talmente forte da far smarrire sovente la mistura al poeta ed il rea­lismo allo storico. Ed era questo il modo migliore per togliere umanità ad un personaggio che era stato fondamentalmente umano nei suoi slanci e nelle sue passioni: inconsciamente si passerà dalla esaltazione di Garibaldi a quella del garibaldinismo, dell'arditismo, intesi come atteggiamento tita­nico, come istinto di lotta. Era, insomma, il culto della personalità, frutto di una coscienza politica immatura che, attraverso un malinteso ossequio al passato, indurrà la gente ad abdicare alla propria volontà politica: all'ini­zio del '900 la letteratura e la storiografia garibaldine erano traboccanti di retorica falsamente patriottica, ed avevano finito per dimenticare lo spirito religioso ed etico che aveva animato l'azione politica di Garibaldi ed il sentimento di calore che aveva accostato il popolo all'eroe e l'eroe al popolo.
Tale era a mi dipresso la situazione degli studi garibaldini in Italia quando il Trevelyan concepì il progetto di ini libro sulla caduta della Re­pubblica Romana del 1849 e la ritirata dei suoi ultimi difensori: egli aveva allora trenl'anni e in precedenza si era nutrito delle letture dei migliori pjpeti e storici britannici; l'artista creativo che era in lui dovette scorgere subito in Garibaldi un soggetto congeniale al suo spirito.
Il Trevelyan aveva, e conservò fino alla fine dei suoi giorni, un animo romantico, e romanticamente sentiva il fascino e la poesia della proiezione della propria coscienza di uomo moderno verso gli anni e gli uomini del passato: da un punto di vista storiografico, tale proiezione giungeva ad es­sere immedesimazione col passato, come W. Scott aveva insegnato, e al tempo stesso consapevolezza che il passato fosse ancora in atto nel presente; inoltre tale immedesimazione col passato, essendo in sostanza un atto di amore verso la storia, non poteva aver luogo ohe mediante un'intuizione
i) Bi GitOCB, ìetténaura dalla nuova Italia Bori, 1945, voi. "VI, p. 6.