Rassegna storica del Risorgimento

STORIOGRAFIA GRAN BRETAGNA; TREVELYAN GEORGE MACAULAY
anno <1967>   pagina <517>
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Gnorge Matwtitay Trewlyim 517
seca, ove si intenda la storia come ricerca pura che lo spirilo fa del suo passato, come mera attività conoscitiva.
L'atteggiarsi a poeta della storia, che era già stato del Maeaulay, è fortunatamente attenuato in Trevelyan dalla scaltrezza e dall'esperienza con­seguite lavorando alla scuola di Acton, apprendendo giorno per giorno il mestiere di scrivere storia soprattutto col far la critica del documento, ed esercitando un continuo autocontrollo al mie di evitare i giudizi troppo af­frettali e, poeticamente, immediati. In effetti Trevelyan è molto più sto­rico e multo meno poeta di quanto egli stesso non creda, se accettiamo l'as­sunto idealistico crociano per cui la storia, che ha i caratteri della praticità in quanto prepara l'azione, si diversifica dalla poesia, che è apratica in quanto è creatura del mondo fantastico; e ciò perché abbiamo visto che per Trevelyan la storia ha valore di pratica.
Resta, però, il fatto che il Trevelyan risorgimentista ha un limite ben preciso nella sua passionalità; è bensì vero che poetico è l'ideale che emana dalla vita di un personaggio quale fu Garibaldi, e infatti poetica appare la fase del primo accostamento dell'autore al soggetto ( ... Garibaldi attracted me because his iife seemed to me the most poelical of ali trae stories, and I tried to preserve a little of this quality in telling the tale in prose . Ma, come insegna il Croce, resta ben pattuito che, quando io o altri do­vremo fare storia, storia vera e non poesia storica, sgombreremo miti ed idoli, amici ed amanti, antipatie e simpatie, e c'indirizzeremo all'unico pro­blema della stora, che è lo Spirito o il Valore 55 T>. 2) E non sempre il Trevelyan sa rinunziare ai suoi miti ed ai suoi idoli.
Ciò che, però, al di là di ogni riserva, ci consente di riconoscere nel­l'Inglese uno storico di razza, è il fatto che la poesia a cui egli dice di mirare è in realtà, a nostro parere, umanesimo nel senso più pieno del ter­mine, ed è soprattutto capacità di sentire e comunicare il pathos morale dell'eroe e, quindi, il senso religioso e severamente puritano, quasi fata­listico, della guerra di popolo: valori, questi, non dell'individuo come tale ma dell'individuo come uomo, secondo una prospettiva non molto diffusa nel primo Novecento in Italia, quando si viveva un periodo tra i più an-liumanistici della nostra storia e quando la passione per l'epopea italiana non era coltivata se non dai pochi che erano riusciti ad evitare la caduta nella grossolana autoesaltazione del nazionalismo, per il quale Garibaldi èra il simbolo di un'Italia costituzionalmente guerriera.
U primo libro di Trevelyan su Garibaldi fu compiuto nel 1906, pub­blicato nel 1907 e tradotto in italiano nel 1909;*) era questo, in pratica,
i) Ibidem* p. 13.
2) 0. CnocR, Teoria e stòria della storiografia, Bori, 1943, pp. 31*32.
*) 6. M. THEVO.YAN, Guribaldì'a defence of the Roman Republic, London, 1907.