Rassegna storica del Risorgimento
VIAGGIATORI AMERICANI ITALIA 1834-1883
anno
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1967
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Howard R. Marraro
chiamava <s la famosa strada dei palazzi , aspettandosi qualcosa come mia Wall Street in proporzione molto più imponente, e, in luogo di marmo e granito e nelle colonne rotto si ri duceva a intonaco dipinto. Tuttavia egli aggiungeva, gli edifici s'imponevano per mole e per simmetria. Mr. Duyckinek aveva trovato tempo di assistere a una rappresentazione al teatro dei burattini e di ve dere una commedia ed un balletto che descriveva come molto divertenti . Benché il suo viaggio si estendesse a tutta la Penisola, egli, come molti altri viaggiatori americani del tempo, non pare interessarsi affatto delle condizioni politiche e sociali, giacché non ne fa quasi cenno in alcuna delle sue lettere. Molto più egli si interessa, come abbiamo accennato e come vedremo meglio, a pinacoteche, chiese, palazzi, e finanche a rappresentazioni di burattini.
Horace Greeley, proprietario del Daily Tribune di New York, viaggiò in Italia nel 1851 e in parecchie delle lettere, scritte da Genova e da Torino, ebbe occasione di esprimere le sue idee sugli avvenimenti politici che si svolgevano sotto i suoi occhi. In una lettera da Genova del 22 giugno 1851, egli riconosceva che, dopo la Francia, il Regno di Sardegna era, in quel momento, il paese dell'Europa continentale a cui più si rivolgeva l'attenzione di coloro che amavano la libertà. Faceva notare come tre anni prima, sotto la spinta dei movimenti rivoluzionari delle nazioni europee, i governanti del Regno avessero iniziato una politica che secondava i bisogni e le esigenze dei tempi, e come a quella politica si rimanesse ancora fedeli, quantunque, nel frattempo, le cose fossero un po' dovunque mutate in peggio e lo stesso Regno di Sardegna avesse fatto esperienza di dolorosissimi rovesci. Carlo Alberto, descritto come il Re debole e vacillante>, la cui ambizione aveva all'inizio contribuito a spingere il Regno di Sardegna nella corrente del moto per la liberazione d'Italia, era morto, dopo la sconfitta, di crepacuore, ma il Greeley osservava che l'erede al trono, figliuolo più avveduto , aveva preso posto deliberatamente e saldamente dalla parte dei liberali e non si faceva distogliere dal suo intento. Evidentemente compiaciuto, egli ne ricordava il memorabile discorso del trono all'apertura delle Camere. Avendo fatto notare che un'assemblea popolare dirigeva e controllava la politica nazionale, volta apertamente ed efficacemente a continuare con vigore le riforme in ogni campo; che si era già affermata un'assoluta libertà in materia religiosa; che ì Valdesi per tanto tempo tiranneggiati e perseguitati godevano ormai di più luminosi giorni, il Greeley osservava che, sebbene nel Regno vi fosse libertà di stampa, pure non vi si pubblicava neppure un giornale reazionario, perché nessuno ne sentiva bisogno. L'unica divisione in politica continuava era quella che separava i progressisti più impetuosi, ossia i democratici dichiarati, dalla maggio, ranza di coloro che ritenevano più saggio e più sicuro rimanere fedeli al Re e alla Costituzione, specialmente da quando il Sovrano ai era posto tra i più fervidi ed attivi fautori della causa del progresso e delle riforme. Simpatizzando apertamente con Vittorio Emanuele, pur ammettendo che gli Italiani avessero fondate ragioni per diffidare in genere dei sovrani, il Greeley riteneva che se il Re piemontese avesse dovuto abdicare e lasciare il paese, il Piemonte e la
i) Dufly Tribuni, New York, 22 giugno 1851 6:3. Queste lettore furono anche pubblicate in fornili di libro; lioitAca Gnwttxv, Ghinee.* ai Europa; in a serles o] lattar* from Creai Britain, Franca, Italy, Switxerumd aio, during tha summer of ISSI,, Itici uding iwttou oj grcat exhibitiw or Wmid'n [air, 1B51.