Rassegna storica del Risorgimento
VIAGGIATORI AMERICANI ITALIA 1834-1883
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1967
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Viaggiatori americani in Italia
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A un corrispondente del Daily Times di New York, che visitò Milano nel 1852 nel clima dei processi di Belfiore* ' ) fu permesso di rimanere solo tre giorni con l'ordine di presentarsi alla polizia una volta al giorno. In questo breve tempo egli dice di aver assistito a dne esecuzioni capitali per delitti politici, e ricorda che a Mantova erano state arrestate 42 persone, tra cui venti [sic] preti cattolici, accusai i di cospirazione contro il barbaro governo austriaco.
In una breve sosta a Milano, il Duyckinck fu colpito soprattutto dal Duomo,2) bellamente situato al centro di una grande piazza, senza edifici annessi, cosi da essere bene in vista da tutti i lati. Non poteva comunque essere definito la più bella cattedrale gotica del mondo, poiché il duomo di Colonia era più grande e la cattedrale di Amiens, benché di fattura non così elaborata, era un esemplare più bello, o per lo meno più corretto, dello stile gotico. Tutte le sue riproduzioni a stampa ne davano una visione prospettica, e cosi secondo il Duyckinck se ne presentava la parte peggiore, quella della facciata, cominciata quando era in voga quell' imbastardito stile classico che aveva guastate tante belle chiese. In quello stile l'edificio era stato eretto fino al di sopra del primo ordine di finestre, ma il resto era stato completato da Napoleone in armonia con le sue altre parti. Le parti laterali e il transetto erano antichi, del tutto armonizzati con lo stile classico. Niente, oltre il Duomo, sembrava degno di nota all'osservatore americano in Milano. Tra le città italiane, era quella che più rassomigliava a Parigi, con una galleria degna della Capitale francese, ma in Italia di gallerie non si sentiva bisogno e solo a Parigi esse potevano esser in voga. Una sera Duycknick andò al teatro delle marionette e la cosa lo diverti molto: scrisse allora che non aveva mai visto una scena tra ubriaconi data meglio che in quella occasione.
John Lothrop Motley, storico e ministro plenipotenziario americano in Austria, visitò l'Italia nel 1834-35 e ancora nel 1855, 1858, 1859. Benché egli si interessasse soprattutto di arte, nell'ultimo viaggio fu attratto dal rapido corso degli eventi politici e dalla guerra, che lo costrinse, il 1 giugno del '59, a lasciare Roma. Arrivato a Parigi il 5 giugno, scrisse alla madre una lettera in cui dichiarava di trovar difficile dar notizie del conflitto in Italia, a causa degli inevitabili errori, delle indispensabili bugie e della confusione che regnava. Per quanto riguardava la guerra in se stessa, Motley simpatizzava calorosamente col Piemonte: non vi era niente di più cavalleresco, di più virile, di più vigoroso, progressivo e illuminalo del re di Sardegna, del suo primo ministro e di tutto il suo popolo. Gli sembrava che nessuno uomo degno di parlare di libertà non potesse non sentire la più calda ammirazione e simpatia per una causa cosi nobile. Esprimendo molti dubbi sulle intenzioni dell'imperatore dei Francesi, il diplomatico americano ammetteva che questi si era premunito con profferte di abnegazione e di sacrifici di ogni specie, ma aggiungeva che coloro che ricordavano la sua ascesa negli ultimi dieci anni non polovan riporre molta fiducia in quelle calorose manifestazioni dei propri meriti e in quelle vanterie. Francamente egli non erodeva che la liberto ed il progresso umano avrebbero guadagnato molto te il principe Napoleone fosse' stato fatto re di Etrurla e un Murai re di Napoli e un Bonaparte fosse diventato papa. Puro liberali Italiani erano molto ottimisti, nonostante la pericolosa minaccia di una Germania
i) Daily Ti,non, New York, IP luglio 1852.
3) Lnnera datala da Venezia, 22 maggio J8'17 (MS. nella New York Publio Library).