Rassegna storica del Risorgimento

VIAGGIATORI AMERICANI ITALIA 1834-1883
anno <1967>   pagina <532>
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Howard M. Mafraro
disposta ad appoggiare l'Austria, il che avrebbe portato ad uà conflitto gene­rale. 11 Motlcy spiegava ratieggìuiucntn tedesco con Podio ereditario e naturale per la Francia e con la indispensabile necessità di mantenere unita la Germania come baluardo contro la Russia.1)
In un'ultra lettera alla figlia maggiore da Vienna, il 25 luglio 1866, il Motley esprimeva compassione per l'Italia e per le perdite da essa subite nella guerra contro l'Austria, rammaricandosi della nuova mortificazione cbe gli Ita­liani avevano sofferto. Disgraziatamente l'Italia veniva ingrandita come per un'elemosina, quando avrebbe voluto iar da sé, e un giorno o l'altro prendersi una rivincita, alleandosi con l'Austria, per attaccare la Francia. -)
Nel suo itinerario il Duyckinck aveva incluso una visita ai ducati di Parma, Piacenza e Modena. Notò cbe alcune delle chiese di Parma erano strane >, e cbe il battistero non era eguale a quello di Pisa, ma una delle cose più inte­ressanti che lo colpirono era il vecchio teatro di corte nel palazzo Farnese: un salone adattato a rappresentazioni drammatiche, inaugurato per una festa nu­ziale in una lontana sera del 1628. I sedili sì levavano a semicerchio come quelli di un teatro romano e al di sopra c'era una fila di palchi. Non era stato più usato negli ultimi centocinquant'anni e presentava un quadro di completo decadimento e rovina quale il Duyckinck non aveva mai visto. Con la sua comitiva questi si fermò poi a Piacenza dove ricorda una chiesa con cupola dipinta a figure colossali dal Quercino, un'opera a cui ben si adattava il suo pesante stile massiccio. Lo scrittore osservava che vi era molto di somigliante negli antichi cornimi dell'Italia settentrionale: avevan tutti una piazza con un palazzo di città, dal cui balcone si poteva parlare al popolo, fronteggiato dal palazzo del podestà ossia del magistrato del popolo, un edificio tutto ricoperto dagli stemmi gentilizi di coloro che erano stati eletti alla carica. Il Duyckinck fu infastidito dallo spettacolo degli oziosi sulla piazza che si offrivano per guide, e a Modena venne anche annoiato dalla dogana che egli diceva faceva dispetti ai forestieri. Modena era una città cupa , con una bella cattedrale e un palazzo grande abbastanza per contenere tutta la popolazione.3)
Il corrispondente del Daily Times di New York,*) in ima lettera del 28 giugno 1852 da Torino, dava notìzie del famoso libertino , il duca di Panna e Piacenza, informando che egli si era portato da Londra ben venti donne malfamate con cui si era fatto un harem inglese. Egli era pieno di or­rore al pensiero delle miserabili e delittuose teste coronate che governavano la bella Italia! E il suo orrore era accresciuto dal fatto che lo staterello del duca aveva allora allora concluso un concordato col papa per riaprire parecchi con­venti e monasteri.
Impressioni di Bologna sono contenute in una lettera da Venezia del 22 maggio del 1847. Descrìvendo una gita fatta da Firenze a Bologna, il Duy­ckinck scriveva a suo fratello Evort che la comitiva era partita da Firenze alle sette di sera ed era arrivata a Bologna il pomeriggio del giorno seguente: la strada era in gran parte montagnosa, attraversando l'Appennino, e i viaggiatori per una parte dcllu notte erano stali trainati da buoi e poi da nove o dieci ca-
i) JOHN Lornnop MOII.KV, The Correspondence (edited by George William Cor ti*}, New York, Ffarper Brothers, 1889, 2 voli.. I, pp. 323-324. 3 Ibidem, II, p. 289.
8) Lettera datala da Venezia 22 maggio 1BÌ7 (MS. nella New York Public Library). ) Daily Times, New York, 19 loglio 1852.