Rassegna storica del Risorgimento
VIAGGIATORI AMERICANI ITALIA 1834-1883
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1967
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valli. Era tm ni agni fi co spettacolo vederli, dopo una solita, riprender lena e corsa a una svolta della, strada. Ma Bologna era una città grigia, senza nulla di antico. Tutto le case avevan portici, il che era una gran comodità, perché il sole scottava.
Sostando a Padova, il Duyckinck trovava che la cappella di Giotto era una delle cose più belle che avesse mai viste. Vi era anche una bellissima cattedrale in nno stile architettonico capriccioso, ricco di cappelle e tombe. Egli avrebbe voluto fermarsi di più nella città, ma come non essere impazienti quando Venezia era a una sola ora di distanza? Per mezzogiorno erano di nuovo in treno, in una ferrovia meravigliosamente tenuta, con posti di seconda classe pari a quelli di prima in America. La Lombardia era quasi latta pianura, ma dopo Padova il paese diventava ancor più pianeggiante, con la strada sopraelevata mentre il terreno diventava paludoso e si confondeva e mischiava col mare. Ma ecco finalmente apparire di lontano i campanili e le cupole di Venezia, ecco il lungo ponte attraversato dal treno in otto minuti: 1I meraviglioso questo arrivo a Venezia! Ma la città i primi giorni lo deluse. Solo dopo pochi giorni le sue impressioni migliorarono, quando ebbe in una gondola >, disteso a suo agio, vagato senza meta. Solo allora egli cominciò a sentire tutto l'incanto del luogo, e scrisse che a Venezia si menava una vita meravigliosamente oziosa , più simile a quella che si viveva a bordo di una nave, meravigliosamente piacevole . Descriveva la piazza di S. Marco come la più bella d'Europa, di sera illuminata, piena di sedie e tavoli, costruita quasi apposta per sorbirvi gelati. 2> In una lettera da Vienna del 4 giugno 1847 il Duyckinck riconosceva che Venezia era una città affascinante al massimo grado per le novità e i divertimenti che offriva ad ogni suo angolo. I quadri che vi aveva visto eran secondi solo a quelli di Roma e di Firenze. Le chiese non erano molto notevoli, ma egli era stato colpito dall'interno di San Giovanni e San Paolo, perché conteneva uno dei più famosi dipinti di Tiziano e gran numero di sepolcri. Dopo una dimora di circa otto giorni a Venezia, si era congedato con pena dalla Serenissima, partendo in battello per Trieste che descriveva come città fiorente e dedita a traffici, molto somigliante a una città americana.a)
Un quadro molto più cupo è contenuto in una lettera che Donald G. Mit-cheli,4* scrittore e console degli Stati Uniti a Venezia, inviava al generale William 'Williams il 23 maggio 1846. Diceva che la città aveva perduto, il suo splendore, la sua nobiltà era decaduta, ormai alla mercé del dispotismo austriaco. Aggiungeva che i palazzi in rovina e l'aristocrazia soggiogata di Venezia erano segni dei tempi mutati, segni molto più tristi di quanti se ne potessero cogliere altrove in Europa. II governo austriaco era mite ma autoritario: costruiva per il popolo chiese e teatri, ma gli negava ogni prova di fiducia; gli dava la più bella musica per divertirlo, ma gli negava ogni libertà di pensiero.11}
1) MS. nello New York Public Library.
2) Ibidem.
3) tbiifam.
*) Donald G. Mitriteli ( 1822-1908 j viaggiò in Italia dui gomuiio ni maggio del 1846 e dall'ottobre del 1853 al marzo del IUTA. Scrisse pnreccltl articoli sull'Italia per il CuZttotfer (aprile 1847J. u. 107; maggio 1847, p. 139; giugno 1847, p. 188; luglio 1847, p. 222. Un altro articolo, <A Glìmpae oj the- Apvnmtnw > fu pubblicato nella Amvrìium ftfivicic, novembre 1846 pp. 449458,
6) WALDO H. UVNN, The ,// af Donata G. Mitilwll (Ik Murvel), New York, Charles Scribner's Sons, 1922, p. 421.