Rassegna storica del Risorgimento
VIAGGIATORI AMERICANI ITALIA 1834-1883
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1967
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537
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Viaggiatori americani in Italia 537
Nel 1867 anche il Bryant ebbe occasione di lamentare le condizioni politiche del paese. In una lettera da Firenze, del 27 febbraio 1867, egli osservava che il debito pubblico era grande, che le tasse erano troppo gravose e che era aumentato molto il costo della vita. La gente era anche scontenta per il peso del servizio militare. I rapporti tra Chiesa e Stato erano instabili e il ministero era incline, si pensava, a far concessioni a Roma. -
Come Firenze, Roma era stata sempre la Mecca dei turisti perché più di ogni altra città italiana offriva al visitatore rare opportunità di studiare e di apprezzare le arti e l'antichità. In un articolo pubblicato eulVEvening Post di New York, intitolato Roma Moderna , il corrispondente cercava di abbellire il suo scritto descrivendo scene di vario interesse per ogni categoria di lettori. Le vicende della vita agricola vi eran presentate come le più pittoresche che in ogni altra parte del mondo: i vasti poderi di Campo Morto e di Santa Maria di Galeria offrivano dell'attività e dell'abilità dei Romani un'idea ben diversa dalla solita, e la diversità era anche più notevole in alcuni dei villaggi a monte del corso del Tèvere. Lì le povere abitazioni della gente del luogo erano ancora quali si erano strette un tempo intorno al maniero del signore fendale. Anche il castello con le sue torri, le mura merlate, le finestre ad arco con la grata, serbava il cupo cipiglio del dominio assoluto. I mutamenti che Roma aveva subiti in tempi vicini non l'avevano affatto umiliata, e nulla avevan detratto da quel che essa aveva conquistato, da quel che era venula a significare, nel corso della sua storia.2)
In Roma il Duyckinck e la sua comitiva alloggiarono in un appartamento in via Condotti al n. 56, dove ospitavano connazionali come Hicks, Harper, Butler, Crayford, Freeman ed altri. In una lettera datata 3 marzo 1847 il Duyckinck raccontava al fratello Evert che in due sere successive aveva visto le due cose più belle della città (dopo alcuni quadri a San Pietro), cioè le statue del Vaticano al lume di torcia e il Colosseo al lume della luna. Riconosceva di essersi recato in Vaticano molto prevenuto da quel che ne aveva letto e anche da quel che ne aveva udito da gente del cui gusto faceva gran conto, ma di esserne ritornato più che sodisfatto. L'effetto aggiungeva era bello, meraviglioso.3) In un'altra lettera, del 29 marzo 1847, egli si lamentava del cattivo tempo: da tre settimane pioveva quasi senza interruzione. Ma avendo per meta San Pietro si poteva ben sfidare ogni pioggia: né freddo invernale né caldo estivo potevano penetrare nelle sue massiccie mura, o alterare la deliziosa aria temperata della sua vastità. La sua imponenza lo soggiogava sempre dì più. Duyckinck visitò anche Castel S. Angelo, chiedendo che gli fosse mostrata la cella di Benvenuto Ccllini, che descrisse come una stanza di circa dodici piedi quadrati, con un basso soffitto a volta, senza finestre o altre aperture da cui potesse entrare la Tace. Noto tracce di una o due figure che sì diceva l'artista avesse disegnate a carbone, nell'oscurità. Accanto a quella del Celimi c'era la cella di Beatrice Cenci, e li presso un locale stretto e basso dove - - gli fu detto - - Beatrice era stata messa alla tortura. Nella medesima lettera Duyckinck descriveva il parco di Villa Borghese: inoltrandosi nel verde per pochi minuti il visitatore era portato m mezzo a uno scenario campestre quale si poteva trovare solo a cinquanta miglia da altre città.
i> WILLIAM CUM.KN ItiiyAWft op. ciu, M, 257.
2) Emuline Putti New Ytfrk, M luglio 1840.
8) Lettera datata da Roma, 3 munto 1847 (MS. nella New York Public Library),