Rassegna storica del Risorgimento
VIAGGIATORI AMERICANI ITALIA 1834-1883
anno
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1967
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Viaggiatori americani in Italia
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la gran folla, era riuscito a vedere da vicino. La tavola era su una predella sopraelevata contro una delle pareti, i Pellegrini sedevano in fila con le spalle alla parete e il papa era passato davanti ad essi per servirli. La tavola era imbandita con gran vasi di fiori e con dodici statuette dorate rappresentanti gli Apostoli. A ciascuno dei commensali Fio IX aveva dato le porzioni* cominciando con la minestra; un vecchio aveva attaccato subito la sua minestra, ma vedendo che il papa si avvicinava col pesce, aveva abbandonato l'uso del cucchiaio per seguire il modo più spedito adottato da Jacob Faithful al suo primo pranzo tra gente raffinata. La lista delle vivande comprendeva pesce - in bianco, arrostito e fritto , un piatto artisticamente ornato di spinaci cotti alla francese con pane e un dolce, e tutto questo il pontefice aveva distribuito, oltre a servire due volte vino e acqua. Come si può immaginare, tutta la faccenda non si prestava ad esser condotta con ieratica dignità, ma Pio IX vi era riuscito. Al termine, mentre il pontefice stava per lasciare il palco della tavola imbandita, da tutte le parti ai erano levati applausi ed evviva. H Duy-ckinck aveva visto molte volte il papa durante la Settimana Santa; aveva una faccia veramente bella, con un misto di decisione e di signorilità, con una semplicità ammirevole in posizione tanto elevata.
I Romani, secondo l'americano, erano in quanto a cibi, molto ortodossi. Avevano un piatto particolare per ogni circostanza o stagione liturgica; durante la Quaresima facevano colazione con maritozzi , ma dopo il periodo quaresimale di maritozzi non se ne trovava più uno. A pranzo, per Pasqua, mangiavano speciali minestre, e i fornai vendevano torte con uova sode, le salumerie facevano grande sfoggio di fiori e verdure e candele e grossi trionfi di formaggio che, illuminati a sera, facevan gran gala. Ma la cosa meravigliosa, la cosa più bella di questo mondo, era l'illuminazione di piazza San Pietro. Ve ne erano due, consecutive. Egli era giunto nella piazza, quando la prima era appena cominciata, fatta di piccole lampade in lanterne di carta, che, disposte intorno all'edificio, davano rilievo alle colonne, ai costoni della cupola e a tutta l'architettura della chiesa. Era già uno spettacolo molto bello, benché l'effetto fosse guastato dal vento che spegneva molte lampade. Ma mentre stavano a guardare, ecco che il campano ne cominciò a suonare e una luce lumi* nosissima improvvisamente si accese come un baleno sulla cima della croce: in un attimo luci e luci parvero piovere su tutto l'edificio e la gran mole parve avvolta in fiamma d'incredibile splendore. II Duyckxnck e i suoi compagni si fermarono a guardare solo per pochi minuti, poi corsero al Pincio, sull'altro lato della città, da dove si poteva goder lo spettacolo da lontano. Gli era difficile dire quale fosse più bella, la vista da vicino o quella da lontanò: in quest'ultima, dell'edificio non si scorgeva più nessun particolare, cogliendosi solo il profilo delle lampade luminose. Con 11 suo triplice nastro di loci, la cupola gli appariva come un'immensa tiara. Quattromila erano le lampade più piccole, e mille le più grandi, che erano, egli dice, recipienti riempiti di pece.
Ih occasione di quella stessa visita il Duyckìnck ascoltò il Misarere nei tre giorni in cui esso veniva cantato, una volta in San Pietro duo volte alla Sistina. Riconoscendo di non saperne di musica abbastanza per dare giudizi* egli riteneva però che quelli della Cappella fossero < artlstoni . Anche i particolari della funzione erano molto belli: si cominciava con un certo numero di salmi intercalati da preghiere e un lungo commento di Sant'Agostino; dopo ogni salmo una delle candele veniva spenta; alla fino ne era rimasta una