Rassegna storica del Risorgimento

VIAGGIATORI AMERICANI ITALIA 1834-1883
anno <1967>   pagina <540>
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Howard R. Marraro
sola e, le luci sull'altare essendo tulle spente, anche quell'unica fu portata via. Il papa allora, con il suo seguito, venne avanti e s'inginocchiò davanti all'altare, mentre i cardinali s'inginocchiavano ai loro seggi e cominciava il canto basso, lamentoso, del Misererà.
Il Duyckinck godette di un'altra gran festa musicale , una festa fuori programma, sentì cantare Adelaide Kemble (Mrs. Sartoris), in una festa orga­nizzata a beneficio degli Irlandesi dagli Inglesi della haute, come spettacolo di dilettanti. Lords e Ladies, baroni e contesse vi fecero la loro parte, e la signora Sartoris cantò magnificamente nella scena della Norma .
Il Duyckinck diventa triste nelle sue relazioni quando si avvicina il tempo della partenza da Roma. Finché andava intorno visitando monumenti e cose notevoli, era ben soddisfatto, e aveva creduto che tutto fosse 6taio esplorato a dovere, tutte le chiese visitate, era convinto che i musei non perdevano il loro fascino anche dopo molte visite. Poi si augurava, invece, che questa non fosse la sua ultima visita alla città, e sperava che un giorno avrebbe riviste tante belle cose.
La Villa Torlonia era ricca e grandiosa, ma al Duyckinck non era piaciuta. Il palazzo era spezzettato in piccole stanze e, benché tutte fossero bellamente affrescate e avessero i più bei pavimenti a mosaico che egli avesse mai visti, c'era mancanza di spazio e poca comodità. Nel parco il Torlonia aveva un caffè, un bel teatro (uno dei più moderni che egli avesse visti), un anfiteatro, un orto, un castello gotico, uno chalet svizzero, una grande grotta con scogli e stalattiti, un lago artificiale, un obelisco e ruderi classici di ogni specie. Ma al Duyckinck tutto quello non piaceva probabilmente perché come scri­veva : ci si vedeva il novus homo . 5)
Egli compì anche brevi visite ad Assisi, a Perugia e ad altre città umbre, dove fu attratto da chiese, dipinti, edifici, ecc. Attraverso gli Stati pontifici si vedevano dovunque manifesti a stampa con Viva Pio Nono incollati alle porte di quasi tutte le case. Alcuni portavano aggiunto H Liberatore, allu­dendo alla gloriosa amnistia che aveva così rallegrato gli Italiani, e anche in Toscana le cartolerie e le rivendite di giornali eran pieni di ritratti del papa.2)
John Adams Dix passò a Roma l'inverno del 1843-44. Anni dopo egli avrebbe ricordato che Roma era allora la città dei pontefici appartenente a un'età tramontata; Gregogio XVI occupava il trono papale; un'epoca di muta­menti radicali sembrava lontanissima, impensabile. Lungo il biondo Te­vere, la città e i suoi abitanti dormivano e sognavano, e mai vita di sogno riusci più deliziosa a quelli che, nei loro vagabondaggi, venivano a trovarsi e a vivere entro le Bue venerande mura. Dodici anni dopo, nel 1856, Dix ed il suoi si ritrovarono a Roma, ed egli notò i molti mutamenti che la città aveva subiti* ed altri prevedeva imminenti: i Francesi occupavano la città e proteg­gevano il Sommo Pontefice dalla tempesta di fuori .8)
William Cullen Bryant riferiva ohe la spedizione francese a Roma nel 1849 era impopolare in tutta la Francia, specialmente nelle regioni meridionali, dove le relazioni con Roma erano state più frequenti e più forte era la sim­patia verso il suo popolo. Non ho mai sentito >, diceva al Bryant un amico americano che era stato per qualche tempo a Parigi, mai sentito un sol Frati-
t) Ibidem
*) Latterò datata da Firenze, 21 aprile 1017 (MS. nella New York Public Library)!,
8) Monti* Dtx, op. ete, 1,182.