Rassegna storica del Risorgimento
VIAGGIATORI AMERICANI ITALIA 1834-1883
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1967
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Viaggiatori americani iti Italia 543
Un ordinamento di tal fatta pensava il Casa che avrebbe collegato l'integrità del governo romano con la garanzia di potenze straniere era assoluta* mente vergognoso > e certamente, anche, in quanto tendente a diminuire l'imprescrittibile diritto del popolo romano a modificare a suo piacere la propria forma di governo, era nullo e vuoto, in iorza di massime di diritto pubblico che nessuna combinazione internazionale, nessun trattato potevano soverchiare o rovesciare. Pure il Cass temeva, da quel che gliene giungeva all'orecchio, che il vergognoso piano stesse per essere attuato.* '
Quando Bavera Taylor rivisitò Roma nel 1856, poco vi notò di cambiato dalla sua precedente visita nel 1846. Osservò, comunque, che lungo la via Appia si eran fatti nuovi scavi, e che non poche eran le epigrafi le quali, su candide lastre di marmo, avanti in alto Plus IX Pontifex Max., erano state murate sulle venerande facciate di terme e anfiteatri romani. Ce n'era anche una in S. Pietro, alla sinistra della cattedra dell'Apostolo, una che ricordava quella che il Taylor definiva la sublime assurdità dell'Immacolata Concezione .
Alludendo a Pio IX, vanitoso quant'era debole, il viaggiatore dichiarava che coloro i quali, come lui stesso, un tempo avevano sentito per lui rispetto, potevano ora sentirne solo pietà. La sera della loro partenza da Roma egli ed i compagni si erano affacciati alle finestre della sala da pranzo mentre il papa passava in carrozza e ne avevano ricevuto la benedizione. Commentava il Taylor che Pio IX aveva il volto gentile e benevolo di una vecchia nonna , e che la sua benedizione non poteva far male. Pover 'uomo!, il pontefice non aveva mal animo, ma era nelle mani malvagie del cardinale Antonella, e Roma, dopo l'alba passeggera dei primi anni del pontificato, era poi ricaduta in una notte più buia che mai.
Il rispetto del Taylor per i Romani cresceva col paragone che egli ne faceva con i Fiorentini, che impersonavano, secondo lui, tutto ciò che vi è di vile e di corrotto . Tra gli abitanti della campagna toscana si potevano trovare onore e virtù, ma per la borghesia fiorentina non si poteva sentire se non' nausea profonda e disprezzo . Egli deplorava il fatto che una signora non potesse andar sola per le strade di Firenze senza esser volgarmente insultata, e anche in vettura, con la protezione di un gentiluomo, ella doveva subire l'umiliazione di mille e mille occhiate insolenti. Vedeva nei visi dei giovani l'espressione di una precoce depravazione, e nelle rughe dei vecchi, dall'occhio smorto e stanco il segno di una vita dissipata e corrotta, arrivando alla sconsiderata conclusione che non c'è nulla da fare per un tal popolo; erano chiavi, e meritavano di esserlo, *)
Charles Eliot Norton, in una batterà a J. R. Lowell del 31 dicembre 1857, lamenta anche Ini che non ci fossero mutamenti nella politica italiana. Il popolo era oppresso, irrequieto, diviso e impotente. In Roma v'è più che mai splendore e pompa, e povertà. I poveri, non trovando lavoro, erano indotti a rubare sulle strade, ed anche dentro le mura erano frequenti le aggressioni di ladri notturni. Pure, egli amava sempre di più Roma, e sentiva che Roma diveniva sempre più parte dì Ini stesso: non v'era al mondo gente altrettanto piacevole , non v'era città in cui la natura affermasse con tanta forza i propri
i) MS. nella New York Public Library.
3) BAYAHR TATLOH, Ai Home, tfo., I, 313*314.