Rassegna storica del Risorgimento
VIAGGIATORI AMERICANI ITALIA 1834-1883
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1967
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Viaggiatori americani in Italia 545
di Napoli ridente w il traffico era ancor più vivace di quello della stessa Parigi, per quanto si poteva giudicare da una prima passeggiata giù per la bella strada principale, una rivale di Broadway , e da un'altra passeggiatine per il giardino pubblico.1)
Durante il soggiorno a Napoli egli vide un'opera e un balletto al San Carlo, il teatro più grande che egli avesse ammirato in Europa, ma dalle decorazioni, benché ricche, pesanti, con un effetto quale egli non si aspettava. Ma i posti a sedere erano ampi e comodi, e il biglietto valeva per tutta la serata. Al fratello Evert il Duyckinck scrìveva che la vigilia di Natale ci era stato come un passaggio da una città sepolta a una città gaia, ma quel passaggio non era stato quale egli, Evert, avrebbe supposto, o quale lui stesso aveva previsto.
U Natale, naturalmente, faceva già sentire la letizia del suo arrivo, e i pasticcieri avevano già da molti giorni abbellite e allietate le loro vetrine con grandi torte candite e figurazioni di zucchero filato. La sera della vigilia egli era uscito di casa aspettandosi di trovare per le sbrade manifestazioni di allegria, ma era rimasto molto deluso: i negozi erano tutti chiusi, chiusi i principali caffè; dalle strade all'improvviso erano quasi scomparse le carrozze e si potevano contare quelli che andavano a piedi. Quel che c'era di festivo rassomigliava più che ad altro al Quattro Luglio in America. Ai balconi di quasi tutte le case si vedeva gente che lanciava petardi e rotelle di fuochi artificiali: un gran bello spettacolo.
Una sera il Duycknick se n'andò al San Carlino, un piccolo teatro famoso per le rappresentazioni in dialetto napoletano, con allusioni satiriche a fatti e uomini del giorno. In tutte quelle rappresentazioni non mancava Pulcinella, ma il forestiero, che si aspettava grande spasso a ritrovare Punch nella città che gli aveva dato i natali, non trovò invece di che divertirsi, anche perché, naturalmente, non comprendeva quel che si diceva, e della rappresentazione poteva divertirlo più quello che vedeva che quello che udiva. Del resto -egli osservava un forestiero che stava a Napoli per un po' di tempo non aveva bisogno di andare a teatro per divertirsi. Le sole strade offrivano infinite occasioni per stare allegri, e le carrozzelle erano di per sé un soggetto di studio; Un cocchiere vi avrebbe investito, se non foste lesto a scansarvi, sol per richiamare l'attenzione sulla sua vettura, e portarvi a scorrazzare a tutta velocità per un bel pezzo di strada per quanto voi, preoccupati, possiate dir di no o elevare proteste. E andavano cosi veloci, avevano carrozze e cavalli cosi buoni e chiedevano per le corse tanto poco che, dopo aver litigato per qualche minuto sul prezzo, ricordandovi di offrir la metà della cifra domandata, voi potevate saltar dentro e andar girando in carrozzella per la città come un marinaio, al modico prezzo di un centinaio di lire l'ora.
Tutto a Napoli par che si faccia all'aperto. I sarti lavorano sulla porta delle loro botteghe; stoviglie e bicchieri sono esposti in vendita sul selciato alla mercé dì tutti i cavalli imbizzarriti: il bucato viene appeso ad asciugare su pali sporgenti dalle finestre fino a mezza strada, o infissi ai muri esterni delle case. Le botteghe dei librai hanno una bancarella sulla via (ma i libri non sono attraenti come quelli esposti lungo i guai di Parigi) e i gioiellieri espongono allo stesso moéo m scatole di vetro i loro migliori cammei e ornamenti in pietra dì lava. C*è uno strano commercio gestito da vecchie, sedute dietro tavoli co
i) Lèttera datata da Napoli, 21 dircmbrc 1846 (MS; nella New York Publio library).
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