Rassegna storica del Risorgimento
BALBI PIOVERA GIACOMO CARTE; GUARDIA CIVICA GENOVA 1848
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1967
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G. Bulbi Pioverà e la Guardia civica
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oratici genovesi il simbolo del dominio piemontese a Genova, e testimoniano la diffidenza dell'antico regime verso la popolazione. L'iter burocratico per la demolizione è lungo, e soltanto l'8 agosto alcuni militi della Guardia Nazionale ne iniziano la demolizione. Ma il governatore Rcgis stabilisce che i lavori non debbano iniziarsi subito senza autorizzazione: è necessario prima che siano fatte le perizie degli architetti Grillo e Cervetto. *)
Tale decisione, che sembra indicare una volontà di temporeggiare provoca un pericoloso aumento di irrequietezza nel basso popolo, irritato per l'infelice epilogo della guerra. Balbi Pioverà parla al conte Castagnette della grave situazione venuta a crearsi alla notizia della capitolazione. Rcgis, per placare l'opinione pubblica, ha autorizzato la consegna dei forti alla Civica. Ma i militi, dopo aver ripetutamente chiesto i forti, ora che sono chiamati a presidiarli si rifiutano di prestare in essi i regolari turni di guardia. Al presidio sono destinali gli elementi giudicati più pericolosi in città. Dopo l'armistizio Salasco esistono in Genova solo 400 soldati di linea; i forti sono disarmati; duemila prigionieri devono essere custoditi. Ciò che è più. grave, il movimento repubblicano sta prendendo rapidamente piede, alimentato dall'insuccesso della guerra regia; ne è a capo Filippo De Boni, elemento giudicato assai pericoloso. Tutto l'ottimismo di Giacomo Balbi Pioverà scompare nelle lettere indirizzate a Plezza e a Castagnette.2) Egli insiste nel sottolineare come la situazione sia preoccupante: e poiché la Milizia è guasta , e indisciplinala al colmo, è necessario un pronto invio di truppe da Torino. Plezza risponde che invierà truppe, ma rileva con una punta di ironia che se è vero, come afferma Balbi Pioverà, che le teste calde sono poche, non deve essere impossibile, con un po' d'energia, ridurle all'impotenza. Non siamo mica il Governo Provvisorio di Milano per transigere tutti i giorni con poche teste bruciate conclude.3)
H 17 agosto il popolo, capitanato da Carlo Ciro Aureliano Borzino, si reca in folla a smantellare il forte S. Giorgio, occupato dalla 4a compagnia dell'artiglieria civica. Il comandante della compagnia, Santo Maggio, dietro le pressioni dei dimostranti, apre le porte ai popolani che irrompono, e procedono a devastazioni e saccheggi. *) Evidentemente la Civica non vuole opporsi, o non è in grado di farlo, a violenze ed illegalità. Il diario di quei drammatici giorni è tenuto da Balbi Pioverà nel suo registro di lettere confidenziali. Egli riscrìve a Plezza mentre il popolo sta atterrando il S. Giorgio, e afferma che l'insubordinazione e l'indisciplina sono al colmo. Il partito costituzionale è scorato, anche per il modo con cut è stata condotta e conclusa la guerra; la Civica è stanca; il presidio militare è troppo esiguo. Molti esuli lombardi e veneti si raccolgono a Genova non senza cattive intenzioni; circolano avvisi repubblicani, mentre De Boni tiene il popolo in continua eccitazione.11) In questi giorni l'ordine pubblico non è sufficientemente tutelato, perché la polizia è praticamente inesistente; le diserzioni nelle compagnie della Civica si moltiplicano
i) Gazzetta di Genova, 13 agosto 1848.
a) Vedi Appendice Documenti, XVJ, XVII o XX.
ft) Vedi Appendiets Documenti, XIX.
*) Vedi Appendice Documenti, XVKL
0) Vedi Appendice Documenti XX, XXI, XXII'.