Rassegna storica del Risorgimento

BALBI PIOVERA GIACOMO CARTE; GUARDIA CIVICA GENOVA 1848
anno <1967>   pagina <582>
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Bianca Montale
contìnui siamo sempre rimasti intesi che non prende a sinistra parte l'occupa­zione dei forti e l'atterramento di Castelletto. L'occupazione dei forti dalla Civica non è stato che un mezzo di allontanare quella parte minacciante e repubblicana della Civica e togliendoli dalla città fare mancate il progetto dei congiurati. L'atterramento regolare di Castelletto era per impedire che il basso popolo eccitalo non uscisse dal ritegno e che dopo soddisfatto sopra il forte non si portasse: contro, altri ad. altri eccessi e servisse di mezzo ai partito repubbli-cano per ottenere l'intento.
Se S.M. ha avuto un'orribile giornata in Milano, io bo avuto una terribile scena quando la notizia della capitolazione è giunta in Genova. Un fuggiasco da Milano arrivato verso la mezza notte diede la notizia e gli esaltati vennero a prendermi in letto, mi fecero alzare e pretendevano ch'io facessi battere im­mediatamente la generale per fare una rivoluzione spaventando la popolazione* Vidi subito che era il momento decisivo e che ci voleva fermezza e sangue freddo. Ricusai l'ordine per la notte e dopo riflesso che la piccola parte esal­tala, ardita, intraprendente ne imporrebbe alla grande maggiorità ben pensante e ragionevole se si lasciava libera; era necessario paralizzarla coll'impedirne la concentrazione; perciò all'alba bo fatto battere la generale dopo di avere prese le mie disposizioni per occupare militarmente la città, in modo che la Milizia fosse isolata per battaglioni sulle diverse piazze; ritenendo per riserva i Ber­saglieri e l'artiglieria composta dei più esaltati colla speranza d'impormi aven­doli vicini, più un battaglione del quale poteva essere certo. Ma questi elementi mancarono di perdere tutto. I Bersaglieri mi rinchiudevano nel mio Gabinetto in mezzo ai più esaltati, cercai invano di cacciarmi in mezzo al Battaglione. Non è stato che con fermezza, risoluzione e minaccia che ho ripreso il comando che mi si voleva togliere. Ma non avrei rinscito ad impedire che si stabilisse un govèrno provvisorio se Regis, conoscendo la mia posizione, non avesse consentito all'assegnazione dei forti. Appena avuta questa autorizzazione spedii nei forti i Bersaglieri ed artiglieria civica e le compagnie che potevafno] aiutare fi movimento, in piccolo numero però, in modo di essere inferiori alla truppa del presidio e di fatto erano veri prigionieri. Con questo liberai la città, e la sera quando in Portoria Canale montato eopra una tavola predicò questo governo provvisorio, il popolo rimasto solo si scagliò sopra a bastonate e nella zuffa un uomo è morto.
Tutto questo è passalo; a pericolo sfuggito non conviene pensare ma al­l'avvenire, per non cadere nelle stesse imprudenze; e queste sono, mi permette dirle, più che imprudenze: in tempo di guerra lasciare una piazza forte che servir dovrebbe in caso di disgrazia a certa ritirata, senza essere armata ai forti, senza presidio di sorta e con due milla (sic) prigionieri.
indispensabile e questo nel più breve tempo possibile che S.M. mandi truppe in Genova ed a marcie forzate. L'attivo è di 400 uomini di linea e la Milizia Nazionale; ora, in questo sta il guasto. Il basso popolo è buono e la più gran prova è che non ha fatto ancora nullo; a malgrado di tutte le eccita­zioni che ha avuto egli sin'ora ha resistito, ma si prepura un movimento repub-blicatto. Quel De Boni che fece tanto male in Milano presentemente in Ge­nova che lavora. La patte sana della Milizia resiste. L'assenza di notizie da bui-lettini dà luogo a mille infami invenzioni; sono certo che so il movimento accade potrò trascinare meco una. gran porte di questa Milizia, ma sarà la guerra civile ed il sangue scorrerà nella strade nostre. La prego di supplicare S.M. di man