Rassegna storica del Risorgimento

BALBI PIOVERA GIACOMO CARTE; GUARDIA CIVICA GENOVA 1848
anno <1967>   pagina <589>
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MINUTA DI RAPPORTO DI GIACOMO BALBI PIOVERÀ
2 settembre 1848
leti 1 settembre nessuna autorità né per combinazione nessun individuo nvè venato a prevenire dell'arresto del De Boni né dell'effetto che questo prò* duceva nel partito mazziniano. Dovendomi portare nel Palazzo Ducale verso le due là solamente fui informato e mi recai presso il Sig. Intendente CJe per conoscere quali erano le disposizioni a prendere o quali erano quelle prese dal Governatore in proposito. Sentii pure che affìssi erano stati messi sulle canto* nate invitando ad una protesta del popolo per avere soddisfazione. Il Sig. Inten­dente mi disse che l'Intendente di Polizia aveva speranza che tutto era termi* nato, e che conveniva soltanto fare conoscere che la disposizione presa a riguardo di questo individuo era costituzionale; che però il Governatore aveva prese sue misure e che le truppe erano consegnate, ma che desiderava che qualche poco di Civica si unisse con quelle, e che bastava ch'io tenessi in pronto tre o quattro compagnie, e questo è stato da me eseguito. Nel ritornare al Palazzo della Maggiorità trovai quattro cannonieri civici, corpo in generale composto da esaltati, che mi aspettavano, e che pretendevano che io dovessi far battere la generale perché la Milizia protestasse le armi alla mano della violazione pre­tesa, e ch'io alla testa costringessi il richiamo di quel Deboni. Rifiutai come atto illegale e rivolta aperta. Qualch'istante dopo altri quattro che sono i capi del circolo mazziniano mi avvisarono che alle cinque doveva avere luogo questa dimostrazione e che io doveva mettermi in testa come capo della Guardia Civica; che del resto essi erano decisi a resistere in qualunque modo; e che sulle mie osservazioni per evitare la guerra civile essi mi risposero che volevano rispon­dere ad una violazione dello Statuto con un'altra. Dai discorsi era facile accorgersi che era colpo preparato e che si voleva tentare quello che già si era tentato inutilmente varie volte. Pensai che si doveva fare ogni sforzo per impe­dire e calmare quelli spiriti, e non senza difficoltà sono riuscito a convincerli di portarsi meco dai Sindaci per fare una protesta legale. Questo è stato com­binato e se ne diede avviso al pubblico, I stessi capi promisero di portarsi a a Banchi luogo della riunione per sciogliere l'attruppamento e mantenere la loro parola. Con i Sig.ri Sindaci ci siamo portati dal Governatore il G. [gene­rale! Sonnaz per informarlo del fatto. L'abbiamo trovato incredulo e preten­dendo che venendo di passeggiare aveva trovato la città perfettamente tran* quilla. In quel momento appunto si sentiva già la gente venir nel cortile; siamo decisi, e cominciò la corte a riempirsi di gente. Un prete Don Mainerò arringò la folla, poi si chiamò il Governatore che essendo assentato fu chiamato con urli, fischi e mille improperi. Questa gente non vedendolo venire sali le sale (sic) ed invasero l'appartamento dove non trovarono che l'Intendente G.le di Polizia che volevano cacciare dalle finestre e che si salvò per miracolo.
fi Governatore essendo ritornato ha voluto arringare il pubblico ma gli è stato impossibile e mi si dice che stato offeso nella peraona con pugni, urti.
Vedendo questa scena mi sono portato al Palazzo della Milizia aspettando ordini per unir quelle poche compagnie alle truppe come ne aveva avuto l'or­dine, ma nessuno ordine, nessuno avviso mi ò pervenuto. Intanto una turba di farhini presi dal vino che generosamente distribuiva e pagava l'aw.to Pelle*