Rassegna storica del Risorgimento

BALBI PIOVERA GIACOMO CARTE; GUARDIA CIVICA GENOVA 1848
anno <1967>   pagina <590>
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Bianca Montale
grini che gli era in testa con l'avv. Morchio, Canale ed altri pochi vennero al Palazzo Tursi e mi chiamarono per gridarmi morte e mille improperi; cercai di arringarli ma le risposte furono abbasso, fuori, e mi intimarono di lasciare il comando al M.se Pareto. Un istante dopo ne venne un'altra turba nella quale vi era molti civici che mi fecero la stessa intimazione, e siccome il M.se Pareto si trovava presente si affacciò alla finestra e gli imposero di prendere il comando. Il M.se Pareto essendo stato messo con gran maggiorità di voti sulla rosa per essere maggiore prese quest'opportunità, ed usandomi dell'autorità conferitami dai Commissari, lo nominai e l'ho investito immediatamente del comando prov­visorio, ovviamente per contentare la Milizia che sembrava desiderarlo. Intanto presi la disposizione opportuna per battere la generale, ed aspettando l'ordine mandai quelle poche compagnie nei punti più minacciati, ma truppe secondo le intelligenze non se ne videro. Il M.se Pareto si portò al Palazzo Ducale per calmare la gente mentre io disponeva per radunare altre compagnie al Palazzo Tursi.
In tanto quella turba ed i loro istigatori, perché popolo non si può né deve chiamare investivano l'uffizio della Polizia e dava il sacco a questo incendiando le carte tutte; mi si riferì che vari agenti furono percossi e che si minacciava di aprire le prigioni; in allora più non indugiai: feci battere la generale; radu­nata la Guardia distribuii le mie forze e la città poco a poco si calmò; verso la mezza notte tutto era terminato.
Non posso né devo nascondere che i faziosi sono in piccolo numero ma ardiri e risoluti; che quel Deboni è venuto a dirigerli e a dargli una mano; forse che il suo ritorno acconsentito a quello che è stato detto sarà motivo di altri e più seri eventi. Che la Polizia che più non esisteva è totalmente annul­lata, che la magistratura che doveva prendere forza e far rispettare pronta­mente la legge, impaurita non ha la sua azione, o se l'ha è con tale lentezza che perde il suo effetto. Insomma che è necessario che il Ministero prenda serie ed energiche determinazioni se vuole prevenir disastri che minacciano questa città e che possono avere le più tristi conseguenze. Ecco quanto è giunto a conoscenza del sottoscritto.
XXVI GIACOMO BALBI PIOVERÀ A PIER DIONIGI P1NELLI
2 settembre 1848 Eccellenza,
devo prima di lasciare la città dare conto della mia condotta come coman­dante superiore di questa Guardia Civica. Questo sarà breve. Nel tempo che sono rimasto al comando nessun fatto, nessuna effusione di sangue ha avuto luogo, ed in momenti assai difficili ho avute la fortuna per le disposizioni da me prese di mantenere In obedlenza questa popolazione; e bensì vero che ciò non ha potato accadere senza concessioni più o meno dure per il Governo, ma il fatto' è tale e me ne potrà rendere giustizia il Gen. Regio, governatore temporaneo in alloro. Ora la mia influenzo e finito. Travagliato do partiti esagerati e dalla stampa ohe vedevano in me un ostacolo allo loro moto non potrei più essere Utile. Le offese ricevute mi vietano di rimanere senza una grande soddisfazione e questo non credo il Governo forte abbastanza per darmela. Frego dunque l'È. V. di permettere ch'io mi ritiri, e siccome le circostanze sono tali da non per-