Rassegna storica del Risorgimento

BALBI PIOVERA GIACOMO CARTE; GUARDIA CIVICA GENOVA 1848
anno <1967>   pagina <592>
immagine non disponibile

592
Bianca Mantide
Novi e Bono giunto in Pioverà. Forse questa sera andrò in Àlesandria per impostare la presente. Io non so nulla di quanto mi accusano; credo di avere fatto sempre il mio dovere ed è perciò che ho perso la confidenza di molti che non conoscono quali sono questi doveri imposti alla carica. Relazioni con la Polizia ne doveva avere perché le ho trovate stabilite, però è stata sempre la mia cura di diminuirle, in modo da togliere alla Milizia quella smania che aveva di arresti, visite domiciliari, denunzie ecc. che poco a poco hanno ces­sato totalmente. Lettere mie particolari non ve ne sono salvo nn biglietto scritto a De Ferrari per sapere se aveva prese disposizioni non mi ricordo più in che occasione di poche entità. Scrissi una sera perché l'ufficio era chiuso; del resto tutte le copie dei rapporti esistevano alla Maggiorità. Mi duole mol­tissimo della distruzione del processo di S. Giorgio per cui pare mi si fa culpa e però era la mia giustificazione. Tre fatti riproverevoli (sic) erano stati com­messi: una sfida alla Milizia nel venir per la seconda volta [ad] attaccare in faccia al Palazzo Tursi un affisso che v'era stato tolto, intimidendo i militi; messo all'angolo del Palazzo Brignole l'avrei lasciato non essendo diretto alla Milizia. Un insulto al Capo dello Stato Maggiore nel intimargli che si ritirasse. La presa di viva forza del forte custodito dalla Milizia. Questa era un'offesa grave; il forte in mano della Milizia era in mano del popolo, perché quelle turbe guidate da qualche capi agitatori non si possono considerare come il vero popolo, ma il vero popolo è la massa dei cittadini, e questo compone la Milizia. Quale era il dovere del Capo della Milizia? Farla rispettare per darle a lei stessa quel sentimento del proprio decoro.
Dei rapporti m'erano stati fatti; questi potevano compromettere varie per­sone per la maniera che erano redatti; li ho tolti e li ritengo presso di me invece di darvi passo come avrei dovuto fare e ne feci uno solo noto, in modo che vi fosse riparazione mediante un leggero castigo; che la legge abbia il suo effetto ma evitando tutto quello che poteva dare luogo a processo politico, ma puramente disciplinare e l'ho trasmesso all'aiutante da cui dipendeva perché provvedesse. Credeva che una sospensione di un mese agli ufficiali che avevano preso parte sarebbe stata una riparazione sufficiente. Non so come questo rap­porto ai trova mischiato, per quanto mi si dice, nel processo bruciato. Altra difficoltà esisteva per cui vari proprietari presso al S. Giorgio protestavano dei danni sofferti e pretendevano che la Milizia li indennizzasse dei danni pretesi; per evitare ulteriori fastidi ho trasmesso queste suppliche con lettere accom­pagnatorie: ma tutto è stato fatto dall'uffizio e nel registro vi devono esistere le copie di tutto ciò, e pensate se erano cose segrete poiché tutto passava per l'uffizio. Vi assicuro che sono ben fortunato di essere fuori di tanti fastidi; sono certo che Pareto non ci resisterà; *) vi vuole un sangue freddo, una testa di bronzo per resistere a quell'incessanti dimande che per la più parte Bono fuori del buon senso. Conosco perfettamente la causa dell'insulti ricevuti: ho rifiutato di violare la legge, e benché sotto il regime costituzionale molti non vogliono che queste leggi abbiano il loro effetto. Se ho resistito per venticinque anni al dispotismo dell'assolutismo non sarà per certo per piegare inanzi al despolismo della piazza; questo ci è annunzio di tristi giorni. Non posso capire Pareto nel distruggere il processo; questo e un atto stranamente incostituzionale: nessuno ha fl diritto di arrestare il corso della giustizia; questo sì che è una
1} Lorenzo Pareto non resisterà a lungo, infatti, ni coniando della Guardia C.ivicn, e darà le dimissioni dopo poco più di quattro mesi.