Rassegna storica del Risorgimento

CALDESI VINCENZO; MAZZINI GIUSEPPE
anno <1967>   pagina <594>
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IL DISSIDIO CÀLDESi-MAZZINI NELLE TESTIMONIANZE MAZZINIANE
Nell'estate del 1839 veniva costituita ad opera di alcuni esuli la Legione Italica in opposizione come è noto alla Giovine Italia.
La nuova associazione che da qualche tempo il modenese Nicola Fabrizi veniva preparando dal suo rifugio di Malta raccoglieva aderenti in particolare fra i patrioti emigrati in quell'isola, e nelle Isole Jonie, ed in generale fra quanti giudicavano, deplorandola, la fallita spedizione della Savoia del 1834.
Gli aderenti alla Legione Italica non esitavano a definire la Giovine Italia una congrega inattiva nell'interno e guasta nell'Estero e addirittura una congrega morta irrevocabilmente e per sempre.1)
Seguirono tentativi di conciliazione da parte di Mazzini e di altri, ma inutilmente; e allora non mancò il ricambio di parole pesanti. Che cosa era difatti per Mazzini la Legione Italica? Una società impastata, che non pro­fessa corpo di principi , utopistica in qnanto vorrebbe che tutti fossero soldati e che tutti vadano sui monti ecc. ecc. .2)
Pertanto rimasero fermi l'uno di fronte all'altro i due diversi modi di valutare e di guidare la rivoluzione, due diversi metodi insomma sia nei riguardi dell'organizzazione morale e materiale, e sia nei riguardi della tat­tica, pur rimanendo comune alle due parti, ma senza effetto conciliante, il riconoscimento dei valori affermati nel programma della Giovine Italia.
Noi abbiamo cercato invano nelle pubblicazioni che si riferiscono a quel­l'avvenimento il nome di Vincenzo Caldesi, pur essendo egli già iniziato nelle vicende politiche; né sarebbe possibile trovare quello del fratello Leonida: Vin­cenzo, nato nel 1817, era allora più che ventenne, ma Leonida, nato nel 1823, era ancora un ragazzo.
Circa i loro sentimenti ed atteggiamenti ed a prescindere dalla loro età, noi riteniamo che si debba attribuire in gran parte la loro formazione alla loro famiglia ed allo stesso ambiente paesano dove in quel tempo erano molto vive le passioni ed abbastanza chiare le idee: confacenti le une e le altre ad accogliere la propaganda ed il metodo della Giovine Italia. Non dob­biamo a questo riguardo dimenticare che durante e dopo i moti del 1831 le Legazioni di Ravenna e di Forlì (e non escludiamo quella di Bologna) erano veramente il focolaio della rivoluzione italiana. In altri termini ed in omag­gio alla verità storica, si deve riconoscere che il 1831 e bensì nel suo inizio l'esplo­sione modenese avente il suo alfiere ed il suo martire in Ciro Menotti, ma è essenzialmente la rivoluzione delle terre pontificie contro il regime assolu­tista, e più ancora contro il potere temporale dei popi: una rivolta che il faentino Giuseppe Sercognani impersona per cosi dire conducendo la sua Vanguardia fin quasi a Roma, avendo egli stesso proclamato decaduto per sempre quel potere.
*> Scritti! tétti e Inèditi di Giuseppa Massinl .S/?.M, Imola, Calcari, 1906-194?. voi. XVIT, jp, Ì76. Lo parole citate sono contenute nella lotterà del 31 agosto 1839 (pp. 176-183) con in quale Mazzini amareggiato profondamente tentavi! di riconquistare Fahrìzii di richiamare tutti alla pia rigoroHo imiti e disciplina.
.MU VóL XVII, pp. 821-832.