Rassegna storica del Risorgimento
CALDESI VINCENZO; MAZZINI GIUSEPPE
anno
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1967
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pagina
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613
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// dissidio Caldesi-Mazzini 613
Sono note le polemiche che fanno seguito alla guerra del 1866; Mazzini a sua volta è tormentato dalla solita contrarietà, e cioè da quella che egli con* stilerà una dispersione delle forze rivoluzionarie le quali dovrebbero operare ma non operano in assoluta unita e concordia e, naturalmente, con quelle direttive e quei metodi che egli ritiene idonei a dimostrare che il popolo italiano fa da sé, ed è degno del suo riscatto.
A questo proposito è superfluo aggiungere che Garibaldi tornato a Caprera pur mantenendo rapporti di cortesia con Mazzini che è a Londra non è affatto disposto ad affidare ad altra guida eoloro che credono in lui e che già si adoperano per la soluzione del problema di Roma.
Fra le lettere di Mazzini che rivelano la natura di questo contrasto possiamo ricordare quella del 20 gennaio 1867 diretta a Giuseppe Dolfi a Firenze. Appunto in tale lettera Mazzini deplora una delle iniziative che è senza dubbio nello spirito garibaldino e fuori di quella unità che l'esule propugna. E di quella iniziativa fa parte Caldesi. Odo parlare così Mazzini a Dolfi di un nuovo Comitato da stabilirsi in Roma per opera di Montecchi, Caldesi e altri. In verità sarebbe un delitto nel quale spero non entrerete. Che? tre comitati in una città? E qua! mai programma tra quello del Comitato Nazionale e il nostro? .
Sta di fatto che Montecchi, Caldesi ed altri operano in pieno accordo con Garibaldi il quale voleva appunto contrastare l'azione mazziniana in Roma. Questo è il ritorno polemico al quale abbiamo accennato.
Impaziente e quasi desolato, Mazzini scrive direttamente al Generale sei giorni dopo e cioè il 26 gennaio, rimproverandolo per non aver mantenuto la prò-messa da lui fatta; ed aggiunge: Yoi ascoltate ogni uomo, fuorché me. E nell'intervallo, Montecchi, Caldesi ed altri che istituiscono, non so perché, un terzo Comitato in Roma, devono avervi svolto dicendovi Dio sa che cosa .l)
Mazzini ritiene dunque di avere tuttora una qualche autorità morale e quella di capo di un partito, di fronte allo stesso Garibaldi; e s'inganna. Crede inoltre che Garibaldi si lasci raggirare dai Montecchi, Caldesi ed altri, e s'inganna, poiché non appena finita la guerra del '66 e nell'atto di partire per Caprera, Garibaldi aveva dato istruzioni a Montecchi, a Caldesi e ad altri fida-tissimi perché si preparasse una insurrezione. Il problema che si agitava era se si dovesse cominciare con una insurrezione entro le mura di Roma o dal di fuori. Comunque Garibaldi stesso nominava con lettera del 22 marzo 1867 un Centro dell*emigrazione romana con sede a Firenze, che doveva esaminare tutte le possibilità. Montecchi ed altri romani facevano parte del Comitato.
Ma in quell'anno medesimo a dare nuova esca ai contrasti si ebbe la spe-dizione nell'agro romano il cui risultato si compendia in due nomi: Monte-rotondo e Mentana.
Caldesi benché ammalato fu a Monterotondo coi suoi romagnoli e con Valzania.: non fu a Mentana perché Garibaldi lo inviò a Firenze ed a Bologna in missione politica.
Nel combattimento di Monterotondo, Vincenzo Caldesi soldato aveva offerto le ultime prove del mio valore e del suo ardimento: ma l'uomo avvertiva già sintomi di un fatale declino. Quindi a Bologna, vicino al fratello, trascorrerà d'ora innanzi gran parte del suo tempo, pronto come sempre a benefit
l) SJW., voi. LXXXIV. p. 179 e p. 197.