Rassegna storica del Risorgimento

D'ANNUNZIO GABRIELE
anno <1967>   pagina <616>
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Alberto M. GMaalberti
Buonaiuii, segretario del Consiglio, non ricorda che vi sia stato un applauso o nn qualsiasi commento: la seduta continuò lungo i binari dell'ordinaria ammi­nistrazione. Eppure gli illustri maestri che ascoltavano la lettura delle parole del poeta non potevano aver dimenticato, troppo scarso era il tempo trascorso, il lungo e animato dibattito del 5 febbraio che aveva preceduto la delibera-zione della Facoltà.
Una frase di Nicola Festa, per lo meno, doveva echeggiare ancora .all'orec­chio di qualcuno dei suoi colleghi, D'Annunzio ha studiato a Roma. Se non ha conseguita la laurea, evidentemente non si curava di conseguirla . La scarna prosa del verbale buonaiutìano ci priva, forse, di qualche più vivace ac­cenno a questa accusa di noncuranza per gli studi universitari? Di tre anni meno anziano del poeta, l'austero e severo maestro non aveva certo peli sulla lingua e non è ardito pensare che abbia espresso liberamente il suo parere sul modo come quegli studi erano stati subito abbandonati.
Un eccellente saggio di Salvatore Comes su D'Annunzio e l'Università ci fornisce preziose notizie sull'atteggiamento del Pescarese di fronte al mondo accademico e sulla sua comparsa nell'Ateneo romano.1) Sulla base di altri documenti del tempo ci sia concesso di aggiungere qualche particolare e di rievocare le vicende del conferimento della laurea honoris causa a colui che alla proposta di affidargli, alla morte del Pascoli, la cattedra un tempo del Car­ducci rispondeva: l'onore è grande, ma l'amore della libertà è ancora più-grande .
indubbio che il 21 dicembre 1881, con i numeri di matricola e d'iscri­zione 69 e 10430, Gabriele d'Annunzio, pagate la tassa d'immatricolazione e le tre rate di quella annuale, figura nel registro degli iscritti ai corsi dell'Uni­versità di Roma per il primo anno della Facoltà di filosofia e lettere. Era allora rettore Onorato Occioni, sicuramente ottimo latinista , come lo ricor­dava il poeta nel telegramma di risposta a quello con il quale il candido fra­tello Annibale Tenneroni gli aveva comunicato il conferimento della laurea, ma veneziano e non tergesiino . 2)
Lo Spano assicura che d'Annunzio frequentò i corsi di Letteratura latina dell'Occioni, di Letteratura italiana dell'antico combattente del *49 Fabio Nan-narelli, poeta della Scuola romana e buon conoscitore delle letterature inglese e tedesca, già preside della Facoltà nel 1871-72 e di nuovo dal 1878-79 al 1880-1881, di Letteratura greca dell'eruditissimo grammatico veneziano Francesco Zanibaldi. che fu dei maestri del futuro Vittorio Emanuele DJ, di Storia 'mo­derna, insegnata allora da un altro veneto, il veronese Carlo Belviglieri, onesto
inibile guida bibliografica dì R. FORCELLA, *.; 1863-1883, Roma 1926, pp. 120-121. Anche la lettera del rettore al preside f-i conserva, come altri documenti che qui utilizziamo, nell'Archivio dell'Università (POH. 18 prot. 784).
i) S: COMES, Capitali damimi zinni. Stilano, 1967, pp. 43*66. Utile N. SPANO, L'Unì*' versila di Roma, con prefazione di P. De Franeisci, Roma, 1935, pag. 154; non serve, invece, UUnkiersiià di Rama (con prefazione di 6. Del Vecchio), Roma, 1927, non priva di inesattezze, coma l'asserita aggregazione nel 1919 a quello della Sapienza del virino palazzo Carpegna con qualche disorientamento lopogrufico-nlTeltivo in chi aveva frequentato quelle aule già prima della grande guerra, p, 57.
2) Il telegramma al Tenneroni in G. PATINI, Confidenze dannunziane al candido fratello, in Quaderni dannunziani, fase. XXIV-XXV (1963), p. 1317 (ma già prima in Gazzetta di Venezia cit.). Triestina era. Invece, la moglie dell'Occioni, il quale, rettore dal 3879 al 1882-83 e preside dal 1884-95 al 1886, mori improvvisamente il 10 novembre 1895 mentre presiedeva una commissione di laurea.