Rassegna storica del Risorgimento
D'ANNUNZIO GABRIELE
anno
<
1967
>
pagina
<
618
>
618
Alberto M. Ghlsalberti
Più vivo perché dettato da un interesse più diretto e preciso il ricordo del Monaci* anche se la maggior parte dei biografi dannunziani lo trascuri. In casa dell'antico maestro la memoria del discepolo giovanissimo fu serbata con tenerezza, come ci fu confermato di recente da un nipote. E di tenerezza anche si ammanta il ricordo del poeta verso quel maitre élégant et sonple, qui du XIII siede avait derive Fari de penser et de parler courtoisement , gnl quale s'indugia con reverenza materiata d'affetto nelle pagine eloquenti di Le dit du sourd et du muet. Ha ragione il Comes, nel dare, ed è il solo, particolare rilievo all'incontro tra i due, che veramente i ricordi dell'Università sono sorvegliati dalla figura di Ernesto Monaci. Come non pensare, infatti, che sul naturale gusto e, vien fatto di dire, sul culto per la parola ricca e per il periodo numeroso abbia infinito l'insegnamento di chi sapeva condurre les mota à l'unanimité du choeur vaste et à la sommile du ebani singulier, tanto da fargli sentire di essere, alla sua scuola, non pas cornine un élève mais comme un adepte, non pas comme un disciple mais comme un initié ? "
Ma con tutto quello che sappiamo della vertiginosa vita romana, veramente gaudiosa e operosa , del giovanetto d'Annunzio, riesce un po' difficile collocare durevolmente la sua presenza sotto il bel porticato di Giacomo della Porta. Quando il rettore Giorgio Del "Vecchio ottenne nel 1927 di consegnare al poeta un duplicato del diploma originale della laurea honoris causa., mai pervenuto al destinatario (il quale, per parte sua, durante quegli otto anni non pare si sia preoccupato molto della mancata consegna), pensò di accompagnarlo con una dedica che, nelle sue intenzioni, voleva essere un riconoscimento del debito che l'Università di Roma aveva verso l'antico discepolo: A Gabriele d'Annunzio la R. Università di Roma che poco gli insegnò e molto da lui apprese devotissimamente offre. Roma, 4 novembre 1927-IV. Giorgio Del Vecchio, Rettore .2) Si, poco gli insegnò la vecchia signora, ma non per colpa sua. Senza soffermarci a rievocare ancora, il suggestivo impetuoso irrompere del d'Annunzio nel mondo letterario romano, sarà bene non dimenticare che non piccola parte del suo tempo, in quell'anno, l'irrequieto candidato alla imminente fama del Canto Novo e di Terra Vergine dedicava ad altre
*) COMES, op. cii., pag. 38. Ved. DE GABRIELE D'ANNUNZIO QU'ON NOMMAIT GUERRI HE DAMPNBS, Le dit du sard et du muet qui (ut mirande en Vati de gràce 1662, Il Yittorìale degli Italiani, 1941, pp. 13-18 (la prima edizione stampasta nel 1935, Roma, L'Oleandro, fu messa in vendita nel 1936), oggi in Prose di ricerca ecc., Milano, 1950, voi. I FI, pp. 486*490. Ved. l'accenno agli esercizi fatti sotto la quida del Monaci nella lettera al Btio traduttore, G. Hérella, del 5 novembre 1894, in G. Tosi, G. d'A à Gorge Hérelle. Correxpondance, PariB, 1946, p. 293. Per il linguaggio di ohi si vantava d'un singolare primato per le 40.000 parole usate contro le 17.000 di Dante e le 4.000 di Anatole Franco, ved. B. MJCMOWNI, G. d*A. e la lingua italiana, in G. d'A., a cura di J. de Blasi, Letture tenute per il Lyccum dì Firenze, Firenze, 1939, pp. 183-201; ved. anche A. PAGLIARO, Il linguaggio poetico di G. d'A., in G. d'A. nel primo centenario della nascita, Roma, 1963, pp. 31-55. Non si dimentichi il rimprovero agli scrittori francesi moderni, Victor Hugo compreso, di non usare die cinque o seimila vocaboli mentre al tempo di Rabelais i loro predecessori ne adoperavano più di 20.000 ., T. ANTONCINI, D'A. aneddotico, Milano, 1939, pp. 233*234.
2) In COMES, op. citi, tav. 17, la riproduzione dell'autografo, in cui è evidente la correzione in devoti ssimomente di un più misurato devotamente! che, tutto sommato, sonava meglio.