Rassegna storica del Risorgimento
D'ANNUNZIO GABRIELE
anno
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1967
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pagina
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621
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La laurea honoris causa a d'Annunzio 621
Con il ritorno del Piccolino (la parola è di Scerfoglio) alla patria hanno termine le velleità universitarie di d'Annunzio, che nell'ultimo autunno venne di nuovo a noi stranamente mutato... la fanciulla inconsciamente timida e selvatica si era transmutala. La crisalide era diventata farfalla, e che farfalla! Una improvvida necessità di assaporare immediatamente tutte le tristi e sterili, gioie della popolarità gli si annidò come un canchero nell'organismo e nello spirito. L'amico di ieri diventa critico anche troppo severo di quel suo Gabriele, che, partito da Roma ingenuo, modesto, gentile, v'era tornato furbo, vanesio, sdolcinato , tutto preso dal diletto della lode bugiarda e dall'ambizione sfacciata. Una volgare compagnia di ragazzacci e d'impiegati dice ancora lo Scarfoglio prese il posto di quella dei suoi condiscepoli e le lusinghe delle dame ebbero più fascino delle conversazioni, che pure non erano mai stale soverchie, con i maestri dell'Università.1) Il demone mondano prevalse su quello socratico e cominciò allora per d'Annunzio, nello splendore delle ardenti sale del sonetto di Scarfoglio, quell'esistenza dalla quale tenterà invano di allontanarlo con ingenuo impegno, tanti anni più tardi, Giovanni Pascoli, che era rimasto legato dalla catena scolastica.
Che era proprio il tipo di catena che d'Annunzio temeva più di ogni altra, come dimostra il rifiuto della cattedra liceale offertagli nel 1892, in un momento di pesanti difficoltà finanziarie, da Ferdinando Martini, ministro della Pubblica Istruzione, lo stesso che, direttore del Fanfulla della Domenica, aveva accolto nel 1890, compensandola con 50 lire, la novella Cincinnato. Simpatia per i giovani e contatti con i giovani, si, ma non fino al punto di sacrificare loro la sua libertà. E lo dimostrò quando, alla morte del Pascoli, si fece un gran parlare di una auspicabile sua ascesa alla cattedra che, prima, era stata del maestro avverso Carducci. Vi ringrazio, miei giovani amici, telegrafava da Arcachon nell'aprile del 1912 agli studenti che insistevano perché accettasse ma io amo assai più le aperte spiagge che le chiuse scuole dalle quali vi auguro di liberarvi. Ed era recisa conferma di quanto aveva affermato il giorno prima: poiché mi giungono fin qui i segni di un'agitazione che m'è incresciosa e che mi sembra assurda, son costretto a dichiarare di nuovo pubblicamente essere io deliberato di rimanere per sempre nella solitudine che sola mi piace .2)
et d'Italie pour lealté maàttenir, ViUoriale degli Italiani, 1935, in Teneo te Africa, Officine del Vittoria!e, 1936, oggi in Prose di ricerca, ecc., Milano, 1950, voi. UT, pp. 488-490 e 575-577. Ved. per le vicende un po' confuse di queste edizioni il Catalogo ragionato della collezione di libri e autografi di G. d'A riunita da Mario Guabello laniero bidlese per suo spasso libraio o se vuoisi libraio per sua pena laniero... Prefazione di P. P. Trompeo della Regia Università di Roma. Edizione di sole ottanta copia, [Biella, 19381, pp. 132-133; MASCI, op. cìt., pp. 453457; M. VECCHIONI, Bibliografia di G. à?AH Pescara, 1955, pp. 57-60.
i) E. SCABKDCMO, Il libro di Don Chisciotte, Milano, 1925, pp. 159-160. Citiamo questa edizione più facilmente reperibile di quelle del 1885 e del 1911.
a) GIANNA CTONI, op. cìt.., p. 287; Soamr, 'op* àu, p. 401, per il vano tentativo dì una delegazione di studenti, che non riuscì neppure a scoprire il suo rifugio. Anche al tempo delle polemiche per la successione al Carducci aveva allontanato da sé il non desideralo calice. Nessuno pia degno di te mio buon fratello aveva telegrafato al Pascoli, che, forse, ne aveva fatto proposta . Io rimango nella mia lotta (30 dicembre 1904). E, avvenuta la chiamata de l'ultimo figlio di Vergìlio , gli aveva espressa, Il 10 giugno 1905, la sua gioia: Sono felice che il mio voto si compia e che alla cattedra gloriosa sia esaltato il più degno , M. PASCOLI, Lungo la via di Gio-