Rassegna storica del Risorgimento

MATTIOLI GIACOMO ; MODENA
anno <1919>   pagina <436>
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486 A. Sorbetti
e anche in. quella parte del popolo, che non voleva andare più a fondo, e ohe non intendeva ne poteva (questo sarebbe stato un volersi esporre ad un addente pericolo) dubitare dei metodi giu­diziari dei giudici ducali.
Ma il processo intentato contro Giacomo Mattioli non ha nep­pure un testimonio, non ha neppure un documento eerto, irrefra­gabile, chiaramente probativo: ossia ha due lettere; possiamo anzi dire una lettera sola, perchè bastò la prima lettera a fare arrestare il Mattioli e a irretirlo nelle mal vago trame del Riccini e compagni. La lettera non è già scritta da lui; è semplicemente a Ini indirizzata da un paese straniero. Chi è che la manda? Non si sa, perchè è anonima. Ma per la Polizia questo non conta. Il Mattioli avrebbe ricevuto una tal lettera, se non l'avesse intercettata la polizia: però doveva essere condannato! Qual logica più feroce­mente puerile di questa?
E dessa bastò per inscenare un processo mostruoso, compli­cato, immane, che doveva estendersi a tutta la montagna modenese, e inoltre a Modena stessa e al resto dello stato estense, involgendo le persone più in vista, quali Luigi Ooccapaui, già ministro di Buon governo, Ercole Coccapani, Luigi Oassoli, Francesco ed Antonio Guidelli, i fratelli Menafoglio, Pio SoapinelU, Carlo Zucchi, il ge­nerale Stanzani, Benedetto Vandeili, e in sostanza tutti gli nomini più noti e autorevoli tra quelli che passavano per avere sentimenti liberali, o notevole cultura o, inispecie, che erano invisi al Riccini e
ai suoi accoliti. , -
La congiura doveva poi estendersi alle altre vicine citta, e na­turalmente comprendere anche di quelle città le persone più in vista, quelle il cui nome poteva essere in qualche guisa giunto agli orec­chi del Mattioli oolla qualifica di liberale o di politicamente sospetto per gli adoratori del Trono e dell'Altare e cosi; di Bologna furono acetati Baciocchi, Pepoli, Tanari, Sampieri, G-uastavillani, Ranuzzi; di Parma, iministri Cornacchia e Mistrali; di Firenze, il Fossombroni; di Lucca, il Mansi; di Pistoia, il regio commissario 1; di Bre­scia U minor" osservante Giulio Arrigoni ecc. Che uni? 1 accusa era rivolta anche al Garofalo ex direttore della polizia (caduto m disgra-zia), al Oapece Minutolo principe di Canosa (odiato dal Riccini) e in­fine al generale ausbriaoo Raboskì!
Una simile delazione, con una orditura di tal genere, era, come ai comprende, cosi ridicola e fatua e improbabile che i gmdici dovettero mettere in opera tutta la loro abilità, tutte le capziosità,