Rassegna storica del Risorgimento
PELLOUX LUIGI GIROLAMO
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1968
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Amedeo Moscati
nismo. L'on. Ferri arrivava al punto di rivolgersi, in termini poco riguardosi all'indirizzo della persona stessa del presidente, senza che questi sentisse, nemmeno in tale occasione, di avere l'autorità e la forza di togliere la parola all'intemperante oratore.
a Avrò io l'autorità di interponili ascoltato moderatore dei vostri dibattiti? , si era chiesto il buon Chinaglia quando si era insediato nell'alta carica. Correva sommessa la voce della possibilità di uno scioglimento della Camera, perché anche ad osservatori più sprovveduti sembrava quella la più logica soluzione del groviglio nel quale si andava impigliando il ministero.
Una campagna elettorale nella quale il ministero e i suoi sostenitori avessero potuto presentarsi al corpo elettorale, ponendo in evidenza la realtà della situazione, i danni derivanti dall'ostruzionismo all'andamento degli ordinari lavori, gli eccessi con i quali esso si andava svolgendo e che degradava la dignità stessa del Parlamento, ed accennando al tempo stesso al mutato contegno dei patroni del ministero, che aveva costretto il presidente al cambiamento della compagine governativa, avrebbe avuto certo un buon esito. Una campagna elettorale cosi condotta, e in quel momento, avrebbe sicuramente ! si pensava rafforzata la maggioranza e troncato veramente ogni intralcio al regolare procedere dei lavori parla mentali.
Invece, ad accrescere il groviglio, più grande errore fra tutti gli errori della infelice tattica del ministero, appariva il 23 giugno il famoso decreto legge firmato dal Re il giorno prima, da sottoporre immediatamente all'esame del Parlamento, col quale si emanavano le disposizioni che già avevano formato oggetto della discussione rimasta sospesa innanzi alla Camera relativa ai provvedimenti di pubblica sicurezza ed alla stampa.
Quando il ministero ne fece comunicazione alla Camera il 28 giugno, trovò mutata a suo danno la situazione che vi aveva lasciata: Bonacci che, ad onta del suo noto e bilioso spirito di uomo di parte, aveva sino allora dovuto mordere il freno, essendo stato il primo a presentare il disegno di legge su i provvedimenti di polizia che, più o meno modificati, erano quelli andati in discussione, aveva subito presentata, con violento linguaggio, una mozione per chiedere che, prima della discussione in merito. la Camera deplorasse la illegalità del provvedimento sopratullo perché, avendo fissato un termine entro il quale esso avrebbe dovuto essere approvato, conteneva una disposizione violatrice dei diritti statutari e della dignità del Parlamento; Finocchiaro-Aprile e Fortis, che, avendo fatto parte del precedente ministero Pelloux, durante il quale il disegno di legge era stato presentato ed approvato in prima lettura, avevano tenuto sino allora un contegno riservato astenendosi nelle diverse votazioni, passavano a deplorare il ministero per aver concepito il decreto legge: il Fortis