Rassegna storica del Risorgimento
PELLOUX LUIGI GIROLAMO
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1968
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Amedeo Moscati
tra G ioli iti e quel Prinet ti. fino allora segnalo a dito dalla Sinistra come il mag-riore esponente delle forze della reazione in Lombardia e che, invocando una giurisprudenza non conducente, più di ogni altro aveva tenuto a giustificare con grande fermezza la legalità del decreto legge e rivolte a Giolitti parole amate e sprezzanti, ricordando i fasti della Banca Romana. Erano già iniziate le intese che dovevano dar vita all'eterogeneo ministero del 1901.
Comunque, fu eletto presidente della Camera Fon. Colombo, e sotto di lui, tenendo due sedute al giorno sino quasi alla vigilia di Natale, fu fatta da Boselli l'esposizione finanziaria e la Camera approvò diverse leggi di secondaria importanza e ben cinque bilanci, fra cui quello degli Esteri con una notevole discussione.
Alla riapertura, dopo le vacanze, il 10 febbraio 1900 venivano presentate la relazione sul decreto legge della nuova commissione con la controrelazione dell'on. Villa. Frattanto era pubblicata il 23 febbraio la sentenza della la Sezione della Corte di Cassazione di Roma, la quale, in difformità di precedenti decisioni, talune anche di altra sezione della stessa Corte, dichiarava inapplicabile il decreto legge, motivando la propria decisione tralascata ogni indagine su la legalità o meno del decreto sul fatto che essendo esso stato sottoposto all'approvazione del Parlamento dovesse, a causa dell'avvenuta chiusura della sessione, intendersi decaduto come ogni altro disegno di legge non ancora approvato. Questa sentenza di cui in primo tempo fu, come avviene generalmente, noto soltanto il dispositivo, parve e fu vantata dalle opposizioni, con grande e non inefficace propaganda, come una loro vittoria ed una nuova battaglia ignominiosamente perduta per il ministero. Il quale, a parte la sentenza della Corte, si andava, di fatti, indirizzando su la via indicata dalla sentenza, quando tre giorni dopo si apriva alla Camera la nuova discussione generale sulle disposizioni del decreto, divenuto oramai, come giustamente osservava l'on. Fani, un disegno di legge come qualunque altro, in ordine al quale la Camera avrebbe potuto esprimere liberamente il suo avviso ed emendarlo come avesse meglio creduto. Il 2 marzo, in un clima che pareva sereno dopo alcuni importanti discorsi fu approvato il passaggio alla discussione degli articoli: ma quando il giorno dopo andò in discussione l'art. 1, era ripreso l'ostruzionismo, non più limitato alla discussione del decreto, ma a tutto lo svolgimento dei lavori, con numerose interrogazioni e il lungo attardarsi sulle dichiarazioni circa le risposte dei ministri. Si inaugurava anche un nuovo metodo sempre più degradante della dignità del Parlamento, col prendere a battere, tutti insieme i deputati dell'Estrema Sinistra, le tavolette mobili del piano degli scrittoi, impedendo di parlare ad ogni oratore della parte avversa, e costringendo il presidente a togliere la seduta. Si continuò di questo passo, ora aggiungendo al frastuono delle tavolette agitate, lo stri-