Rassegna storica del Risorgimento

PELLOUX LUIGI GIROLAMO
anno <1968>   pagina <15>
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Pelloux presidente del Consìglio 15
dorè di fischietti; ora chiedendo l'appello nominale per la constatazione del numero legale, mentre a farlo venir meno si allontanavano dall'aula, non escluso Zanardelli, tutti i deputati della opposizione di Sinistra. Un non lodevole primato in queste manifestazioni ostruzionistiche svolgeva l'on. Pantano, incurante, anzi dichiarando di non volerli rispettare, dei richiami all'ordine del presidente e della censura che gli veniva applicata. À questo punto da un gruppo di deputali della maggioranza, primo firmatario l'on. Cambray-Digny, veniva presentata la proposta di nomina di una com­missione con l'incarico di approntare una modifica del regolamento da sot­toporsi poi al voto della Camera, che poteva approvarlo o respingerlo ma senza discussione.
Fu un errore ed anche ima grande sciocchezza! Ricordiamo che, quando i giornali ne recarono la notizia, si osservò subito che la proposta Cambray-Digny era facile da approvare, che alla commissione sarebbe stato facile pre­parare il nuovo regolamento, alla Camera approvarlo senza discussione, ma impossibile farlo eseguire. Ed era strano che quello che si vedeva da lontano non si vedesse e non si capisse a Roma; non si capisse ancora che l'ostru­zionismo si sarebbe dovuto farlo maturare da sé; vano illuderà che esso, sorretto oramai, senza mistero e senza veli, dall'opposizione cosi detta co­stituzionale, avesse potuto essere, pel momento, debellato con mezzi, che presupponevano proprio la ce cessazione dell'ostruzionismo . Se il vigente regolamento non veniva rispettato, perché ci si poteva illudere che venisse rispettato il nuovo?
Mentre la Camera era chiamata a discutere la proposta per la prepa­razione del nuovo inutile strumento, Pantano andava proponendo addirit­tura un referendum per attuare la oc Costituente intesa a riformare le basi del diritto pubblico italiano e chiedeva che frattanto dovessero sospen­dersi i lavori della Camera. Invano il presidente lo invitava a recedere dallo intrattenersi su di un argomento comunque non iscritto all'ordine del giorno; egli seguitava a parlare mentre i suoi gli facevano clamorosa­mente coro al grido di Viva la Costituente. 11 presidente ancora una volta toglieva la seduta. Continuava, se così poteva chiamarsi, la discussione nei giorni successivi; ai rumori delle tavolette agitate, allo stridulo suono dei fischietti, si unisce è doloroso ricordarlo perfino il lancio di batuf­foli impregnati di inchiostro contro il banco della presidenza. Viene ancora una volta tolta la seduta. Il 30 marzo, appena il presidente si è insediato, la Estrema Sinistra sorge apostrofando vivamente e gridando Fuori! Fuori! . Sono le parole che risultano dal processo verbale.
I clamori nell'un senso e nell'altro, i rumori, gli applausi della mag­gioranza, mentre restano impassibili zanardelliani e giolittiani, inducono il presidente a togliere la seduta.
In quella dei giorno successivo vengono annunziate le dimissioni del