Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1968>   pagina <87>
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Libri e periodici
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capeggiava il < Consiglio di guerra , si credeva autorizzato a risolvere i pia. scottanti problemi del momento. Il D'Aspre non potè iniziare la conquista della Toscana, decre­tata dapprima solo sino a Livorno, che ai primi di maggio, poiché gravi opposizioni egli incontrò a Parma e a Piacenza per l'evacuazione delle truppe sarde. Ma accoglienze assai più ostili, a dire il vero, quasi ovunque ebbe nella sua entrata in Toscana, sovra* tutto per il suo temperamento rude ed altero. Per giunta egli era in quei giorni arrab-biatissimo contro il Radetzky perché nessuna ricompensa gli aveva offerto per il suo comportamento a Novara, ove con i suoi soli 14 mila uomini, prima che sopraggiun-gesse il grosso delle forze austriache, aveva messo in pena l'esercito nemico forte di 50 mila, e anche perché a Vignale, il 24 marzo, troppo larghe concessioni, a suo avviso, non meritate egli aveva fatte al giovine re del Piemonte. E il peggio fu che, non avendo il D'Aspre nessuna conoscenza della regione, gli fu messo al fianco come commissario politico il commendatore Schnitzer-Merau, già segretario di Legazione a Firenze nel 1848, il quale serbava un brutto ricordo dei fiorentini non solo per le dimostrazioni contro l'Austria, delle quali era stato testimone, ma, particolarmente, per alcune insolenze sofferte. H proposito del generale fu, sin dall'inizio, di agire con la massima sollecitudine (nessun ordine preciso aveva ricevuto né dal Bruck né dal Radetzky) usando estremi mezzi ovunque' avesse incontrato resistenza, e cioè il disarmo delle guardie nazionali, l'eliminazione delle coccarde tricolori, la procla­mazione della legge marziale. L'11 maggio, verso il tramonto, Livorno, la città rivolo-zionaria, era di già nelle sue mani. E fu vittoria non facile sia perché era essa difesa da forti bastioni sia perché la cittadinanza quasi al completo, cui si erano aggiunte molte canaglie provenienti dai dintorni, (non è improbabile che abbiano apprestato aiuti anche i diplomatici residenti francesi ed inglesi) combatté strenua­mente, con indomito coraggio.
Ed in effetti molti furono i morti. E 37 ne ebbe pure il D'Aspre feriti. Ed egli sarebbe quasi subito da Livorno partito per Firenze, perché su di un giornale fioren­tino aveva letto un articolo insolente contro di lui, ma due coscienziose riflessioni lo trattennero (e perciò se ne andò a Pisa) e cioè: il non aver ricevuto al riguardo nessun ordine dal maresciallo e, secondariamente, hi lettera, piena di elogi per le sue vittorie, che da Napoli, ove si era recato portando con sé i delegati del governo prov­visorio per la formazione di un nuovo ministero, gli inviava il Granduca, accompa­gnata da fervide preghiere di non far entrare le sue truppe a Firenze e di non far troppo male al suo popolo ben amato . Ma il 19 maggio (son tutte notizie per lo più sconosciute sinora) il Radetzky, consigliato dal Bruck, gl'imponeva di iniziare la marcia su Firenze e di pubblicare il proclama relativo alla responsabilità di Leo­poldo . Si affrettò il D'Aspre a compiere il suo mandato e il 25, alle tre dopo mez­zodì, entrava nella capitale, dopo aver fatto avanzare le sue truppe in due colonne sulle due sponde dell'Arno, accolto con la massima freddezza, anche per l'effetto prodotto dalla pubblicazione in ogni angolo più in vista della città dell'avviso che era stato il Granduca ad implorare l'aiuto austriaco lasciando ignorare a tutti la verità. E invero non lo sapeva neanco il Serristori, che sino a pochi giorni prima aveva assicurato in perfetta buona fede i cittadini che il generale non si sarebbe spinto oltre Livorno. E il D'Aspre cominciò subito le sue prime rappresaglie, e cioè l'abo­lizione dei tricolori, il disarmo della popolazione e lo scioglimento della guardia nazionale. Non osò li per li imporre lo stato d'assedio, ma gravò la mano qualche giorno dopo su Prato, su Arezzo e su Pistoia, ove eran avvenuti gravi disordini'.
La sera del 26 giunsero da Napoli i nuovi ministri con il loro Presidente. Gio­vanni Baldasseroni, prescelto dal Granduca, di cui godeva, allora, piena fiducia, oltre che per la sua costante fedeltà, per la Bua eccezionale capacità amministrativa. E il 27 entrarono senz'altro in funzione. Il giorno dopo tornava a Firenze anche Leopoldo con tutta la famiglia, non in uniforme austriaca ma nella bianca uniforme dell'ordine di Santo Stefano, destando ovunque, al suo passaggio, manifestazioni deliranti di gioia. Si noti che prima del suo arrivo aveva promulgato, per ricattivarsi il favore popolare,