Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1968>   pagina <88>
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Libri e periodici
due decreti, non di amnistio (come erroneamente sì legge in (runiche testo), ma di indulto per ani illegali e delinquenti e per defezioni politiche, ma non di lesa maestà. Ma l'animo suo non era punto mutato, anzi, per la riconoscenza die egli aveva per le truppe imperiali alle quali (son sue parole) egli doveva tutto e senza le quali non sarebbe piò rientrato in Toscana , sin da quei giorni si andò man mano avviando, quasi con incoscienza, data la sua fiacchezza interiore, verso la più dura reazione.
Assai attivo invece fu, nel complesso, e con buoni intendimenti, specie dal set-tembre al dicembre del '49, il nuovo ministero, sulla cui composizione si (son pronun­ciati sinora giudizi per lo più discordi. Non si può negare che infelice sia stata la scelta, ad esempio, del generale De Laugier per il dicastero della guerra: leale di carattere, ma come Io definì giustamente il Baldasseroni, che ben lo conosceva, facile ad esaltarsi e a credere di poter risolvere gli affari singolarmente con le facoltà dit­tatoriali e quella, particolarmente, del Boccella per l'Istruzione Pubblica, autore di versi e di studi religiosi, ma tutt'altro che onesto e, per giunta, ambiziosissimo e desideroso di subentrare con qualsiasi artificio al posto del Presidente. Nuovo alle cariche ministeriali era pure Don Andrea Corsini, già ciambellano e senatore, gran signore colto e di vivo ingegno, ma incapace di affrontare almeno con energia se non sempre con leggerezza di vedute, le gravi difficoltà che, specialmente in quei momenti così perigliosi, presentava il ministero affidatogli degli Esteri. Però tutti gli altri, compreso il Landucci, dell'Interno, un po' troppo legato a] Granduca, ma laborio­sissimo, attesero al loro compito con discreta competenza e talvolta anche con libere iniziative cercando con ogni sforzo di ristabilire alla meglio, per quanto in quegli inizi del loro mandato era possibile, l'edificio dello Stato che andava in rovina non solo per le passate traversie ma anche, e gravemente, per la crescente miseria. A dire il vero, dapprima qualche intoppo alla loro attività fu dovuto alle interferenze, per lo più inconsulte, del superbo D'Aspre, ma più rapido e fruttuoso fu il commino dalla fine del settembre in poi quando fu nominato rappresentante del governo austriaco a Firenze il barone Carlo Alessandro Hiigel, proveniente anche Ini dall'esercito, ma, rispetto al D'Aspre, di più aperta intelligenza e, sovratutto di modi assai più cortesi e, spesso, anche affabili nei suoi discreti interventi con tutti i ministri. Si aggiunga che, un mese dopo aH'incirca, per i frequenti screzi tra di lui e il D'Aspre, questi, con grande rammarico e con vivaci proteste, fu, per ordine dello Schwarzenberg, allon­tanato per sempre da Firenze e destinato a Piacenza " e a sostituirlo fu chiamato il principe Liechtenstein, generale di cavalleria del corpo di riserva, il vero tipo del gran signore germanico, come lo defini il Baldasseroni: d'indole tranquilla e propenso a togliere imbarazzi anziché a crearne.
Dei molti provvedimenti presi dal ministro dai primi d'ottobre alla fine del dicembre del '49, per lo più con urgenza e con riserva della approvazione delle Camere, ricorderemo alla lesta, tra i più degni di noto, oltre gli avveduti progetti finanziari presentati dal Baldasseroni per rialzare alquanto le tristi condizioni eco­nomiche della regione (si trovano ora, tutti elencati, nelle sue Memorie), l'amnistia per tutti i delitti, anche di lesa maestà, con la sola esclusione del Guerrazzi e degli altri membri del governo provvisorio per i quali era già in corso un processo; un nuovo ordinamento municipale per cui la metà del Consiglio doveva essere composta di proprietari di fondi mentre libera doveva essere l'elezione dell'altro metà; e un nuovo codice dì polizia, che separava nettamente le attribuzioni della polizia preven­tiva da quella repressiva e correzionale, la quale, oltre ebe impedire gli abusi, avrebbe dovuto avere il compito precipuo di proteggere* in quegli anni in cui andava crescendo la delinquenza, gli individui e la proprietà privata.
i) Alcuni storici (tra cui l'Oriani) affermano, nò so donde abbiami tratta la noli-zia, che il D'Aspre conservò la sua carica a Firenze sino olla rivoluzione del '59.