Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
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1968
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89
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Lifrri e periodici
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Qualche dissidio ira i ministri (qualcuno mi narri ò anche di dimetterai) sollevò la questione della convenzione militare, proposta dall'Hugo! sin dall'ottobre, e che in verità era necessaria per regolare la durata in Toscana delle truppe austriache e, segnatamente le condizioni sotto l'aspetto politico; ma tutto, lì per lì, almeno fini assai bene, perché, per ordine dello Scfawarzenberg, le trattative, che durarono molto Ce cioè sino all'aprile del 1850) furono svolte con pieni poteri tra l'Engel e il Baldas-seroni, di coi tutti avevan stima, e con accordi, nel complesso, soddisfacenti.
Prima di concludere mi par opportuno far presente che il barone Hiigel, che, furbescamente, era in rapporti buoni con tutti i ministri, si crucciava per altro (e ne fece spesso confidenza all'austriacante Landucci) che quasi lutti, compreso il Presidente, ' ' dimostrassero troppa simpatia per il Piemonte, nel quale essi riponevano l'avvenire della loro Toscana, e troppa ammirazione avessero per il giovine Re, che consideravano, secondo lui erroneamente, il rigeneratore di una Italia unita mai esistita. À suo avviso era il più grave errore per la tranquillità del paese, perché la Toscana era troppo poca cosa, data la sua forza materiale, per pesare nella bilancia politica né v'era speranza di miglioramento intellettuale, perché le baionette austriache ne avevan ormai suggellato il destino . Fallace profezia, lant'è che appena un decennio dopo il Granduca doveva sloggiare per sempre da Firenze. E la rivoluzione del 27 aprile del '59, quanto mai pacifica e dall'aspetto quasi insignificante, fu per l'appunto non solo il risultato del lavoro di un quarantennio alPincirca dei partiti avanzati, ma anche e forse più, di quello intenso della cultura, di cui il maggiore propulsore era (e non v'ha alcun dubbio) il Vieusseux con le sue celebri riviste. Fn una funzione la sua più che politica (siani d'acccordo), dello spirito; ma (come saviamente opinò il Salvatorelli) l'Italia del Risorgimento non fu forse, essenzialmente, una grande realizzazione spirituale? -)
MARINO CIRAVECNA
SELENE ANCESCHI BOLOGNESI, Reggio Emilia Città animatrice d'Italia ; Reggio Emilia, Poligrafici S.p.A., 1966, in 8, pp. 187, con 47 tavv. S.p.
All'intento chiaramente divulgativo (il volume è dedicato Ai ragazzi d'Italia) l'A. ha saputo unire una informazione larga e sicura della storia della sua città, una città illustre nei fasti della rivoluzione italiana e non solo perché fu la prima a inalberare i colori della bandiera nazionale, ma anche per la generosa partecipazione dei suoi figli.
Documento esso stesso del permanere di una tradizione risorgimentale entusiasta il volume ha un suo stile vibrante e appassionato e, naturalmente, insiste sugli episodi patriottici più eroici, proposti come modello ispiratore e canone di vita alle giovani generazioni. Ma l'esaltazione non è mai retorica e concitata, né si esercita su argomenti vani o sproporzionati, ma nasce dai fatti esposti nel giusto rilievo e senza ridondanza, eloquenti per se Blessi. L'epopea degli studenti italiani, che muoiono nella campagna del Quarantotto, sta soprattutto nell'estrema semplicità dei loro
1) Il Baldasseroni tentò in quegli anni per l'appunto di realizzare una lega degli Stati italiani conservatori che doveva comprendere anche il Piemonte (vedi al proposito gli studi, sempre utili, del 1942 del Moscati e del Cameni ni. del 1945); ma ben presto si piegò ai voleri del Granduca e fu d'allora in poi un dinastico e un conservatore, tutto chiuso nel suo sentimento regionalistico, non alieno per altro da Una benigna tolleranza.
3) Vedi, del Salvatorelli, il saggio del 1954 Rivoluzione italiana e Unità d'Italia, che fa parte ora della raccolta Spiriti e figure del Risorgimento Firenze, Le Mon-nier, 1961.