Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1968>   pagina <91>
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Libri e periodici
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possono cogliere indicazioni e proposte interessanti. Considerando la difficoltà dello studio dei rapporti italo-ìberici (e ricorda in proposito la scomparsa dì Jaime Vicene Vives, perdita notevolissima per questi studi) la Morelli suggerisce alcune valenze di ricerca, che dovrebbero essere meditato. Mi permetterei di ricordare poiché siamo in tema l'utili tu di un lavoro sui rapporti italo-portoghesi nel Risorgimento approfondendo cioè gli studi esistenti, e penso a quello di Ersilio Michel (Esuli pò litici italiani in Portogallo, in Relazioni storiche fra l'Italia e il Portogallo, Roma, 1940, pp. 443468), e gettando nuova luce sugli esuli italiani che si recarono in Por­togallo in seguito ai moti del 1820-1821, che sostennero l'azione di D. Fedro contro l'usurpatore anticostituzionale D. Michele e crearono centri di attivismo mazziniano, diretto da L. Tortelli di Laveno (e bisogna anche ricordare che il complotto rivo­luzionario del 1842 contro il governo conservatore dei cartisti puri fu guidato da Ge­rolamo Ramorino, e che al moto rivoluzionario del 1851, che rovesciò il ministero Costa Cabrai, parteciparono nuovi emissari mazziniani).
Ettore Spaggiari con questo studio reca un buon contributo a quella storia degli Italiani in Spagna che da troppo tempo attende l'attenzione dei nostri risorgi­mentisti, alla quale FA. ha offerto interesse costante nell'ambito delle sue ricerche fanliane (e di lui si tenga presente il saggio del 1939 Legionari italiani in Spagna nel secolo scorso, in Le Forze Armate, nn. 1471-72-74). L'assunto dello Spaggiari è stato rivolto ad un tema nuovo, relativo ad un importante periodo della biografia fantiana non sufficientemente illuminato (anzi con non poche lacune) dal vecchio lavoro, ma che ancora regge, di Federico Carandini (M. Fatiti, Generale d'Armata. Sua vita. Verona, 1872, pp. 500). È questo senz'altro, nella recente bibliografia sul Fanti, uno studio importante, con quello che il compianto Renato Eugenio Righi ha dedicato ad nn altro periodo della vita del generale (Sulla via dell'unificazione italiana. La lega militare (1859-1860), Bologna, 1955, pp. 216). Il lavoro è corredato di documenti inediti, tratti dalle Carte Danilovich, conservate presso l'Istituto per la Storia del Risorgimento in Roma, e dalle Carte Fanti custodite nel Museo di Carpi.
Manfredo Fanti visse tredici anni in Spagna (dai ventinove ai quarantadue anni), durante i quali raggiunse il grado di colonnello e approfondi notevolmente la sua cultura militare. Vi entrò verso la fine di luglio del 1835 e vi rimase fino al luglio del 1848. Durante quel tempo partecipò a trentatré azioni di guerra e a cinque assedi, conseguendo ad uno ad uno i gradi da sottotenente a colonnello, per merito di guerra. Lo Spaggiari utilizza le ricerche del Carandini e del Falamengbi-Crispi per lo studio dell'esilio spagnolo del Fanti, analizzandolo in quattro periodi: a) luglio 1835-maggio 1836; b) maggio 1836-agosto 1838; e) agosto 1838-settembre 1841; d) settembre 1841-Inglio 1848. Illustra i rapporti tra il Fanti e la Giovine Italia e il successivo di­stacco dalPassociazione mazziniana, sottolinea il significato dell'amicizia tra il Gene­rale e Nicola Fabrizj (basandosi sul carteggio edito e inedito) e delle relazioni con la Legione Italica . Conclude il lavoro un capitolo su Fanti e la Spagna dopo il 1848. Li appendice figurano scritti inediti di Borso di Carminati, di Nicola Fabrizi, di Nicola Ardoino, di Manfredo Fanti, di Eduardo Fernàndez San Roman e di altri* Come i due Durando, Cucchiarì e Cialdini, Fonti era uno di quei forestieri ita­liani tornati nel 1848, chiamati anche < spagnoli come ricorda il generale Enrico della Rocca (e viali con diffidenza dai loro colleghi dell'esercito regolare) destinati a legare il loro nome a fatti memorabili. Un troppo lungo silenzio ha circondato Manfredo Fanti dopo la sua morte: la storia è stata ingiusta con lui per una serie di circostanze favorevoli. Ettore Spaggiari si è reso benemerito degli studi fantiani, cercando di rendergli giustizia, sottolineando i suoi meriti (spiace un poco il suo tono talvolta agiografico e ridondante di elogi). Per questo il BUO nome si unisce a coloro che, in tempi divorai, ebbero vivo il culto del generale carpense: dal Carandini al Manfredi, al Di Giorgio, al Polamenghi-Crispi, al compianto Renato Eugenio Righi.
EMILIO COSTA