Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1968>   pagina <92>
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labri e periodici
Carteggio Cavalietto-Meneghini '(1865-1866) raccolto e annotato da FEDERICO SENECA; Padova Marsilio Ed., per il Comitato di Padova dell'Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 1967. pp. XXVFP3S5, in 8, S.p.
È onesto il terzo volarne dei carteggi di Alberto Cavalletto, che il Comitato di Padova del nostro Istituto oggi pubblica dopo quelli con Tomaso Luciani e con don Angelo Volpe. Insieme ai precedenti, esso si colloca nel perìodo dell'emigrazione politica veneta, della quale il Cavalletto ed i suoi corrispondenti erano cospicui rap­presentanti ; più di quelli poi è confidenziale ed intenso cosicché pur nei quindici mesi che vanno dal maggio 1865 all'agosto 1866 racchiude ben 367 lettere. Del periodo in cui i due patrioti padovani furono lontani l'uno dall'altro (mentre prima avevano lavorato entrambi a Torino nel Comitato Centrale per l'emigrazione veneta)' abbiamo così un diario attento e ricco di informazioni su fatti e persone.
Diciamo subito che il carteggio Cavalletto-Meneghini non offre particolari novità,, ma rende più chiari i contorni dell'atteggiamento politico dei due interlocutori non solo, ma anche dei gruppi diversi che costituivano l'eterogeneo ambiente dell'emigra­zione. Liberali moderati ambedue e sostanzialmente concordi il Cavalletto e il Mene-girini si trovarono pero tra il 1865 e il '66 in diversa posizione: a Torino il primo per tutto il '65, in stretta relazione con alti funzionari e rappresentanti del Governo, forse-ancora risentito d'essere stato estromesso in seguito ai fatti del Friuli dal Comitato* Centrale, poi dalla vigilia della guerra incaricato di coordinare il servizio d'informa­zioni militari riguardanti il Veneto e l'Adriatico; a Firenze il secondo, col compito di mantenere stretti legami tra l'emigrazione più influente e i Ministeri e sensibile interprete dei pareri e degli umori delle varie parti politiche, della stampa, della diplomazia intorno al problema dèlia liberazione del Veneto. Il Cavalletto, molto* considerato dai comitati segreti moderati, si è venuto estraniando nell'ultimo tempo-dalia vita organizzala degli esuli, tanto da potersi dire isolato rispetto alle correnti più avanzate il suo è un moderatismo intransigente coerente ma un tantino testardo-nel difendere le ragioni di un Governo non sempre lungimirante e veramente libe­rale. U Meneghini, attento a molti problemi, specialmente all'aspetto economico della politica, è un moderato possibilista e critico; riconosce i limiti del Governo che egli pare sostiene contro ogni estremismo; rispetto all'amico ha una posizione più-aperta ed è più di lui ottimista nei giudizi sulle persone, anche sagli avversari*
Il '66 si sa, è un anno cruciale. La guerra, male preparata sul piano diplomatico' e su quello militare* suscita nei Veneti grandi speranze, e presto gravi delusioni-Specialmente uomini responsabili, come il Cavalletto ed il Meneghini, vi sono coin­volti. Essi non pensano a rinvigorire i Comitati d'emigrazione, quanto ad organizzare gli arruolamenti, a dar vita d'accordo con gli uomini del partito d'azione a bande armate che affianchino le operazioni dell'Usereito, a raccogliere informazioni d'ogni, genere. Il Cavalletto, patriota integro e lineare, appare spesso insoddisfatto e lancia pure dare accuse ai collaboratori fiacchi agli informatori imprecisi, agli interessati patrioti della sesta giornata; talvolta egli è addirittura ingiusto e. nell'intento' di scagionare da pesanti responsabilità il Governo e i Comandi Militari non esita: ad addossare ai comitati segreti (e in parte a se stesso) colpe inesistenti.
Sappiamo infatti da inconfutabili posteriori testimonianze (lettere del Turri, dello Zonati e del Luciani al Cavalletto* 1877 e 1882, nella Carte Cavalletto del Museo di Padova) che le accuse fatte dal Lamarmora e da altri al funzionamento del servizio-d'informazioni, diretto dal Cavalletto e alimentato dai comitati segreti, erano affano infondate e che in particolare le notizie riguardanti i movimenti austriaci alla vigilia di Castoza erano state tempestivamente comunicate da Verona e si erano fermate per i consueti ritardi burocratici alla Prefettura di Brescia. Le più gravi recrimi­nazioni del Cavalletto sarebbero dovute cadere se egli non avesse temuto di render nota per difendersi la colpevole negligenza dei Comandi e quindi più pesante la loro già pesantissima posiziona. Purtroppo .anche recentemente il Briguglio basan­dosi sull'autorità del Cavalletto ed ora il Seneca che pure ha carato diligentemente questa parte del carteggio, mostrano di condividere l'impostazione tradizionale, igne-