Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
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1968
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Libri e periodici
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rondo testimonianze che scagionano in gran parte i comitati del Veneto e dell'Istria.
Ma qualche parzialità nei giudizi è comprensibile, se pensiamo che i carteggi oel Cavalletto costituiscono nna delle fonti più ricche e complete ohe ci rimangano, ai quali è inevitabile far ricorso. Bisogna però anche dire che, pubblicandoli così suddivisi tra i vari corrispondenti, va perduta una certa prospettiva d'insieme.
In particolare il carteggio col Meneghini insiste sai problemi connessi col con-flirto, l'occupazione militare e le operazioni collaterali, la nomina di Commissari regi e la fiducia che meritano o demeritano funzionari del decaduto regime austriaco* Anche su questo delicato argomento, il Cavalletto è più severo (ed anche parziale) del suo amico Meneghini, il quale è chiamato a far parte della Commissione consultiva per l'ordinamento amministrativo del Veneto (luglio 1866).
Molti argomenti di minor importanza vengono toccati, anche ripetutamente, nel carteggio: richieste d'impiego, di pensioni e di onorificenze, domande di grazia, pratiche d'ogni genere assistenziale, per le quali ormai al difuori del Comitato il Cavalletto e il Meneghini generosamente si adoperano. Talaltra volta il discorso invece si allarga a considerazioni di politica generale interna ed estera. H problema del Veneto è sempre sullo sfondo e pone in sordina ogni altro, e addirittura annulla ogni sentimento o interesse personale. Un accento più personale acquistano queste lettere solo alla fine, quando la liberazione del Veneto è assicurata ed i patrioti possono a buon diritto dirsi orgogliosi del dovere compiato: Sicuri nella nostra credenza scriveva il Cavalletto possiamo dire di avere, per quanto stava in noi, dedicata tutta la nostra opera in servizio della Patriot di avere giovato la emigrazione co' fatti ben più di quanto non facciano i mestatori e i declamatori che, confondendone il buon senso, la danneggiarono; di avere giovato alla causa nazionale nel Veneto mantenendone quella fede nei destini della Patria, senza cui è vano sperare nei popoli costanza e dignità, e all'evenienza forti fatti. Poco parlammo, che le ciancia lasciamo ai ciarlatani politici, ma sempre operammo, e insistemmo sempre presso il governo ricardandogli che senza le armi non si compra Punita della Patria,
È questo riportato uno dei pochi tratti in cui il Cavalletto si lasci andare ad una valutazione del proprio operato, che può parere retorica. Tutto il carteggio, al contrario, ci presenta due sobri patrioti, nella loro quotidiana attività politica, ormai giunta nel 1866 al suo termine. La lunga preparazione dell'opinione pubblica, le speranze e le attese stanno lasciando il passo alle realizzazioni; ancora una volta però la giusta fede viene delusa, poiché la guerra rivela una profonda crisi della classe dirigente del giovane Stato unitario, e rimangono insoddisfatte le aspirazioni dei patrioti trentini e istriani, i quali insieme con i veneti tanto hanno operato.
Sull'ambiente dell'emigrazione politica, sulle sue belle figure come sui nuovi problemi politici e sociali che si stanno delineando fin dalla vigilia della liberazione del Veneto, fa ancora luce l'odierno carteggio. Ne va lode al Comitato editore e al curatore Federico Seneca. Sarebbe stata forse auspicabile una più attenta trascrizione dei nomi.
SERGIO CELLA
MARIA LUISA A STALI, Tommaseo come era; Firenze, Sansoni, 1966, in 8, pp. 658. L. 4000.
Questo della Astaldi è un Tommaseo vivo, reale. L'uomo è rivelato compili* tomento con i suoi vizi e le sue virtù, con le sue debolezze, con i suoi impeti, nei motivi più aperti e più immediati della sua scontrosità. La reale situazione biografica è seguita con occhio attento, senza tuttavia indulgere a compì nei menti narrativi. L'uomo e colto anche nei momenti della sua vita mediocre, quando le sue debolezze ce lo rivelano tanto lontano dall'altezza del suo spirito, che appare in non poche pagine sublimi, un Tommaseo umano, che si fa amare e che persuade. Non era fucile, dopo hi magistrale ricostruzione biografica di Raffaele Ciampmi, narrare una vita del Tommaseo, senza il pericolo di ripercorrere schemi costruttivi, o di ripiegare nel tessuto aneddotico, o di cedere a certo impressionismo di lettura delle