Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno
<
1968
>
pagina
<
95
>
Libri e periodici
95
suo spirilo, ma fecero parte del quotidiano clima ideale della sua vita, di lui stesso {Nuova Rivista Storica, a. XXIII (1939), pp. 445446).
In questo volume postumo, nel quale sono trattati problemi in Ini particolarmente vivi, come quello politico-sociale nell'Italia post-unitaria, si coglie, in misura più completa, la sua concezione etico-politica. È il libro di un uomo maturo, nel quale la coscienza dello studioso e la sensibilità del socialista si armonizzano. I fatti della vita politica italiana, dal tramonto della Destra al 1918, sono preceduti da un'ampia introduzione (fino a p. .146) sul problema sociale e sull'evoluzione del pensiero socialista europeo e italiano. Vi si leggono chiare affermazioni sul materialismo storico, sulla lotta di classe, sull'eguaglianza economica, sulla rivoluzione proletaria, sulla questione meridionale, sull'emigrazione. Illustra il pensiero socialista europeo dagli utopisti antichi a Baikounine, e vede in Mazzini, Ferrari, Montanelli, Gioberti e Pisacane i precur* sori del movimento socialista in Italia. Nella parte propriamente politica sono ancora utili non poche pagine, ad esempio quelle sul trasformismo, e sono suggestivi alcuni giudizi su Depreda, Cairoli, Di Rndinl, Crispi, Pelloux, Zanardelli e Giolitti.
È un libro interessante, se si pensa soprattutto al tempo in cui fu scritto, perché hi sua impostazione è totalmente diversa dai manuali che in quegli anni uscivano secondo i vigenti programmi (questo libro ha tutte le caratteristiche di un manuale). una prova di forza morale di questo professore, che, nella sua solitudine, confidava olla carta quelle parole che avrebbe desiderato comunicare ai suoi allievi, se in Italia ci fosse stata la libertà.
EMILIO COSTA
RAFFAELE MOLINELLI, Z repubblicani in una città dette Marche (1900-1914); Urbino, Argalia, 1966, in 8, pp. 131. L. 1.400.
Nel quadro delle crescenti iniziative monografiche sulla storia locale dei partiti, si comincia a segnalare anche l'interesse per il Partito Repubblicano, tra i cui aderenti o simpatizzanti maturano prove di sistematica ricerca e il bisogno di portare un ordinamento criticò nel commosso e generico culto delle proprie memorie. È il caso di R. Molinelli, favorito nella sua analisi, oltre che dalla ricca tradizione di lotta narrata dalle vecchie generazioni mazziniane, dall'esistenza nella zona studiata (Jesi con lo sfondo regionale delle Marche) di una continuativa stampa locale repubblicana e dalla solida documentazione dell'amministrazione comunale, che, tenuta in certe epoche dal partito, né conserva l'impronta.
La monografìa traccia anzitutto un quadro d'ambiente, essendo i repubblicani d'allora non solo un partito politico, ma una scuola morale (togliendo dalla parola il senso cattedratico o meramente culturale), una rete di concittadini amici coi loro conviviali legami di costume. Alla completezza del quadro manca tuttavia un'adeguata ricostruzione, invero arduo, di caratteri e personalità, un approfondimento biografico, psicologico, bozzettistico dei dirigenti e dei militanti nominati. Il gruppo dirigente arepubblicano di Jesi ci si presenta impegnato nell'amministrazione cittadina, compatto contro i nemici di destra e di ainistra, diffidente contro tutte le ingerenze governative entro la miniatura di stato nello Stato, che cercava di creare all'insegna dell'autonomia, concepita anzitutto nella dimensione municipale. Classico partito da piccolo centro, già alle soglie del contado incontrava un terreno più difficile, un'umanità più sorda ,-ii suoi appassionati ma non immediati richiami, più disponibile infatti all'inquadramento politico socialista o cattolico.
Nell'ambiente repubblicano di Jesi, raccolto, ma non idillico, municipale, ma non rozzamente appartato, si produssero, alla luce dello grandi scelte politiche, differenze e contrasti, che il Molinelli, attento all'interna dialettica del partito, indaga con ordine, affrontando nei vari capitoli i rispettivi temi di discussione di allora. In primo luogo è delineato la struttura sociale, differenziata in un nucleo dirigente piccolo-borghese (piccoli industriali, commercianti, qualche insegnante e impiegato) e in una base prevalentemente artigiana ed operaia, circa la quale si gradirebbe una