Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1968>   pagina <96>
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Libri e periodici
maggiore specificazione: quali erano le categorie di operai? La curiosità al riguardo scaturisce specialmente dai confronto tra due punti del libro (pp. 83 e 93), in uno dei quali si osserva che la composizione del ceto operaio era in prevalenza femminile e nell'altro si constata la scarsa penetrazione dell'ideologia repubblicana, perlomeno sotto il profilo importante dell'anticlericalismo, tra le donne.
Nella base circolavano, conditi d'estremismo verbale e massimalistico, fermenti classisti, che il gruppo dirigente piccolo borghese cercava di moderare, stemperandoli negli accenti di dovere e concordia della pedagogia mazziniana. Neil'eaporre l'intensa attività del sindacalismo repubblicano jesino al principio del secolo, il Molinelli denuncia appunto i limiti ideologici che Io indebolivano per l'insufficiente chiarimento del problema delle cussi sociali. Comunque anche dalla sua esposizione risulta che se il Partito repubblicano non poteva né voleva essere semplicernente un partito del proletariato, ha saputo però offrire alla sua componente proletaria discrete possibilità di svolgimento sindacale e cooperativistico, basate sul fondamento teorico dell'Azione di classe.
Interessanti e più vistosi, non a Jesi, ma altrove nelle Marche, i contrasti sul colonialismo al tempo della guerra di Libia, che addirittura determinarono lo scisma ad Ancona tra antìUhici e libici, condotti dal deputato Pacetti, il cui organo di stampa fu II vecchio Lucifero. La gemmazione di una minoranza filocolonialista ci sembra dovuta alla forza d'attrazione del successo, che, prima ancora della vittoria bellica ita? liana, era evidente nella saggia preparazione diplomatica giolittiana dell'impresa. La maggioranza del partito restò comunque radicata al suo netto anticolonialismo. A questo si connettevano l'antimilitarismo e la persistenza nell'ideale cattaneano della Nazione armata, mentre l'opposizione allo Stato monarchico ed accentratoro, collaudata nei luttuosi scontri di piazza e, in particolare, nella Settimana rosso, arrivava a raf­freddare perfino l'entusiasmo irredentistico col pensiero che i fratelli trentini e giù liani sarebbero stati chiamati a vivere in un assetto inaccettabile, non veramente e radicalmente differente da quello imperiale austroungarico.
I repubblicani iesini, del resto, fino allo scoppio della prima guerra mondiale paiono restii all'idea di un confronto bellico con l'Austria, per una generale conce­zione pacifista dei rapporti internazionali, non priva di punte che la nostra amara esperienza di due guerre mondiali e di questo travagliato ed infido dopoguerra ci obbligano a definire utopistiche. Questo utopismo tuttavia non dispiace, perché non era strumentalizzato da alcun interesse o secondo fine di politica estera e per il suo sapore di purezza, non avendo ancora cozzato contro i drammi del ventesimo secolo.
Accurato è lo studio dei rapporti coi socialisti, vicini e rivali', in una continua alternativa di odio e di collaborazione. Appare evidente come i rapporti tra i due partiti siano peggiorati, col procedere del nuovo secolo, per l'esperienza giolittiana. col suo tentativo di portare il socialismo entro l'orbita statale monarchica. Notevole è il punto sulla diffidenza repubblicana per la nascente Democrazia cristiana, giudicata nel contesto di un focoso anticlericalismo.
Per finire, noteremo, in margine alle abbondanti citazioni dalla stampa dell'epoca, un particolare colore lessicele e stilistico della prosa repubblicana che coi suoi strali ricorda certe impennate carducciane. Eppure, intrecciate a quest'enfasi polemica, non mancano le espressioni quadrate e pacate, a volta di sapore positivistico, a volte, in­dicative di una formazione politica più lucida, che si andava acquistando.
BRUNO DI PORTO
GIOVANNI GAVINA, Gorizia - Caporetto Mantello . Vittorio Veneto; Faenza, Lega, 1967, in 8, pp. 276. L. 2000.
un medico soldato, un chirurgo animato allora da innata passione e divenato poi chirurgo di fama, che oro, nella vigilia del cinquantenario di Vittorio Veneto, ci offre queste sue pagine di ricordanze > come egli le chiama e di considerazioni, unendosi cosi agli altri quasi innumerevoli testimoni e scrittori che narrando di sé,