Rassegna storica del Risorgimento
FRANCIA RELAZIONI CON IL REGNO DELLE DUE SICILIE 1820-1821; REG
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1968
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La politica napoletana della Francia 209'
loto sforzi comuni. Il governo francese voleva fornire agli alleati una dimostrazione delle proprie potenzialità in Italia, ed agli irrequieti liberali di Francia una prova della propria fedeltà al sistema costituzionale: gli svi* luppi successivi a e per Napoli non sembravano interessarlo eccessivamente.. Per i ministeriali modi fiche costituzionali e mediazione costituivano soltanto utili mezzi per raggiungere il loro fine. H Gentz comprese che i ministeriali avevano un intérèt évident à se préter à tout ce qui peut ainener un dénoùment qualsiasi, ce seni et unique moyen sia per <t se tirer d'affaire avec des avanlages personnels , sia per salvarsi dai carbonari.1) Sin dall'inizio i ministeriali avevano stabilito coi diplomatici accreditati a Napoli rapporti di collaborazione da cui traevano vantaggi immediati nel loro braccio di ferro col Parlamento, e da cui speravano ottenere nel futuro importanti attestati della loro fedeltà al Re ed ostilità alla costituzione spaglinola. Cam-pochiaro dichiarò esplicitamente a Fontenay che loro fine era non ottenere la Charte o importanti modifiche alla costituzione, bensì oc compromettre il Parlamento agli occhi della Carboneria e ridurlo a proprio istru mento.2) Loro fine ultimo era un secondo e più vantaggioso trattato di Casalanza per perpetuare il proprio potere. Parigi qui commetteva un grave errore di identificazione: i ministeriali rappresentavano gli strati burocratici della capitale, potenti nella realtà politica extra-parlamentare per le posizioni acquisite, ma non di certo il liberalismo moderato. Questo era invece rappresentato dal Parlamento o vasti settori di esso e corrispondeva a ben altre forze, borghesi e provinciali. Anche se, di fronte ai settari estremisti, vi poterono essere dei punti di contatto, i due schieramenti erano divisi dalla non indifferente questione della collocazione del potere. Semplificando al-
Il'estremo, i primi miravano al potere in quanto aristocrazia del potere necessariamente ad esso chiamata dall'alto, i secondi, rappresentanti delle forze più vive del paese, avrebbero potuto parteciparvi soltanto come rappresentanza eletta, con poteri non inferiori all'esecutivo. Parigi desiderava il predominio dell'aristocrazia simile a quello ottenuto in Francia colle nuove leggi elettorali, i ministeriali spostavano alquanto il centro del potere verso una Camera dei Pari (nominata dal Re) e l'esecutivo, e ninno poteva così soddisfare le aspirazioni della borghesia terriera provinciale.
II Re e gli assolutisti si ritennero costretti a collaborare ai colpi di Stato solo per addormentare le forze nemiche.
Parigi aveva espresso la propria ostilità alla Camera unica, i limiti posti al potere reale, la a incoerenza di partecipare ad un'assemblea i negoziati diplomatici, i controlli cui veniva sottoposto il già troppo ristretto
i) GENTZ, DèpSches, eh., voi. ti* pp. 94-95.
2) Fontenay a Pusquier, Naples 144, 30 novembre 1820.