Rassegna storica del Risorgimento

HUIZINGA JOHAN; STORIOGRAFIA
anno <1968>   pagina <221>
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Huizinga e la storia
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il criterio cronologico che giustifica l'edizione dei due aeritii nell'ordine suddetto, ogni altro motivo avrebbe dovuto consigliare l'inversione nella pre­sentazione dei due scritti, giacché il secondo, più esteso e più ragionato, rende possibile la comprensione del primo, dedicato ad illustrare il significato di una definizione che in realtà non diviene perspicua effettivamente, se non dopo la lettura del secondo saggio. Del resto una differenza sostanziale v'è tra i due scritti, e proprio a proposito dell'angolo di visuale da cui è studiata la storia. Infatti mentre nel primo Huizinga dice che vuole definire la natura della storia come fenomeno culturale ricorrente in ogni tempo della civiltà umana e successivamente verificare come nella definizione precisata rientri anche una concezione moderna della storia, nel secondo il concetto di storia è intro­dotto da una rassegna storiografica che giunge fino al secolo scorso e che permette di definire tale concetto attraverso il suo divenire storico.
C'è dunque una differenza di oggetto tra le due trattazioni, giacché se nel primo scritto il termine storia indica prevalentemente il racconto di qualcosa che è accaduto , nel secondo scritto lo stesso termine si riferisce alla scienza che cerca di dare quel racconto > (p. 6), cioè la versione contem­poranea di quello stesso atto del raccontare; in altri termini la storia come è oggi, come può intendersi oggi nel rigore critico-scientifico che contraddistin­gue la civiltà attuale.
Vero è che, secondo Huizinga, anche in questo secondo contesto la storia non si può ridurre ad una vera e propria attività scientifica, giacché essa è più che scienza, perché soddisfa esigenze che superano l'interesse intellettuale specializzato (p. 19); essa fra tutte le scienze è la più vicina alla vita (p. 19) e ciò determina la sua grande dignità, ma in fondo, anche la sup, intrinseca debolezza che, come vedremo, ne infirma il valore dal punto di vista dell'esattezza scientifica.
Ma proprio per quanto abbiamo detto, sebbene un formale legame di dipendenza leghi le due trattazioni nel senso che la seconda dovrebbe di­scendere dalla prima, esse restano indipendenti poiché nel primo scritto è fondamentale lo sforzo per rendersi conto dei motivi che determinano la nascita della storia mentre nel secondo l'accento batte sulle forme che la storia stessa ha assunto nell'ambito della civiltà attuale. E tuttavia in un punto il secondo scritto presuppone il primo, e cioè proprio quando lo storico olan­dese mostra che la più nascosta natura della storia, la sua permanente struttura di fenomeno culturale, non differisce dal volto che la storia assume nelle stesse opere dei vari storici, sicché l'eterna struttura della storia è quella che si precisa ogni volta in maniera diversa nelle varie epoche; l'essenza della sto­ria, porremmo dire, è la sua varia esistenza nell'ambito delle varie civiltà che volta a volta costituiscono l'ambiente spirituale da cui essa nasce. Né po­trebbe essere diversamente, dal momento che la storia è un fenomeno culturale e non solo scientifico, un fenomeno cioè legato alla vita temporale delle varie civiltà che solo nell'età presente, in cui la civiltà è dominata dallo spirito scien­tifico, assume dimensioni e forme scientifiche.
Da ciò l'ambizione dì Huizinga di fornire nel suo primo scritto una defi­nizione, dell'attività storica, universalmente valida e che appunto per questo fa perno sul concetto di forma spirituale, termine cioè, che come egli scrive in polemica con J. Marina Romei n non riguarda la storia come esercizio ma come prodotto dello spirito (p. 92), non definisce la storia come scienza ma come permanente attività spirituale, presente in ogni civiltà umana.