Rassegna storica del Risorgimento

HUIZINGA JOHAN; STORIOGRAFIA
anno <1968>   pagina <222>
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Salvatore Russo
Da questo punto di vista la storia gli appare come la forma dello spirito in cui una civiltà si rende conto del suo passato (p. 13) e in questa definizione si esprime anche bene, secondo Huizìnga, latta la gamma delle possibilità e dei limiti che criticamente si connettono alla stessa attività storica. La prima fon­damentale possibilità è quella espressa nei termine rendersi conto; una possibilità che evidentemente nel pensiero di Huizìnga non è limitata di per sé da alcuna particolare metodologia ma solo dalla situazione esistenziale dello stesso storico, da un lato; e dall'altro, dall'intrinseco finalismo che contrad­distingue la stessa storia. Se per il primo aspetto la storia assumerà quella figurazione che è determinata dal tono e dal carattere delle singole civiltà, per il secondo essa sarà in ogni caso una conoscenza intenzionalmente rivolta al passato. Interrogando il suo passato, ogni civiltà si rende conto delle proprie possibilità, rintraccia la propria fisionomia, precisa i suoi compiti; nella misura in cui la storia adempie a questo compito, essa soddisfa la sua natura di co­noscenza finalistica (p. 11), così come favorisce la possibilità che la stessa civiltà precisi a se stessa la sua natura di concetto teleologico (p. II). Resta così legittima ogni storia, quella del secolo XX come quella di Erodoto, di Gre­gorio di Tours, di Villani, di Michelet, e restano tutte giustificate perché tutte espressioni di questa volontà dì intendersi, che è tipica di ogni epoca e che rinnova l'esigenza di studiare il passato per ritrovarsi in esso.
Non vale naturalmente l'eventuale obiezione che in tal modo la validità della ricerca storica si commisura soltanto sulla ricorrrente spinta di una esi­genza o meglio sulla necessità che ogni civiltà Beute di precisare a se stessa i suoi obiettivi e le sue mete; come meglio vedremo in seguito, lo sforzo di Huizìnga storico è proprio quello di precisare volta a volta queste mete, che nel suo pensiero si determinano come gli ideali di vita ispirati dalla storia , per citare il titolo del terzo saggio che compone la raccolta che stiamo esami­nando. Resta il dubbio che si tratti proprio di ideali e non di miti o di costruzioni fantastiche; e ciò non solo per lo spontaneo riferimento che vien fatto di compiere alla natura ludica della cultura, efficacemente mostrata, come è noto, dallo stesso Huizìnga ma soprattutto perché il suo pensiero, nei saggi che esaminiamo, è notevolmente ondeggiante a questo proposito. Egli dice che la profonda differenza tra storia e letteratura consiste nel fatto che alla prima manca quasi completamente quell'elemento giocoso che permea invece da cima a fondo la seconda (p. 10). La stessa ambiguità dell'espressione è favorita e accentuata non solo da quella historische sensalie di cui egli di­scute polemizzando con il suo recensore Menno Ter Braak (p. 93 seg.), termine con cui egli definisce il contatto sentito con immediatezza dello spirito con il passato (p. 93) e che è la condizione di ogni ricostruzione storica, ma pure dalla sua stessa autobiografia spirituale, quella sua via alla storia che si è proprio iniziata con ricerche linguistiche e letterarie.
Ma l'impiego dei saggi della presente raccolta è certamente, almeno ciò è doveroso riconoscerlo, nella direzione di un approfondimento della cono­scenza storica, del suo procedere sulla via di una effettiva conoscenza del pas­sato, sia pure ai fini di una determinazione del futuro. Già Huizìnga nelle conferenze di Santander si propone adeguatamente il problema di come con­ciliare l'origine soggettivamente pragmatica della storia con la sua esattezza e verità; la verità dei fatti storici, egli dice, è certamente un ideale etico che sorregge e guida la ricerca ad ogni livello. Naturalmente la sua conciliazione con l'ispirazione soggettiva che determina la ricerca non è immediata; essa si raggiunge nella misura in cui quel rendersi conto del passato di cui