Rassegna storica del Risorgimento
HUIZINGA JOHAN; STORIOGRAFIA
anno
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1968
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pagina
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Iluizinga e la storia
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parlavamo, si possa realizzare in un processo articolato che comprenda senso critico , ampiezza di vedute e di giudizio e approfondimento fantastico (p. 23). Ma poiché è anche vero, come risolta dalla prima conferenza di Sani under, che questo processo articolato si è verificato nella ricerca storica solo nell'età contemporanea a partire dal secolo scorso, se ne deduce che. a rigore, un effettivo rendersi conto del passato, una fondata ricerca storica non sia stata possibile che dalla stessa epoca.
Pertanto nella misura in cui quel rendersi conto di cui parla Huizinga diventa un elaborato processo intellettuale e non resta quindi una intuizione del passato fondamentalmente immediata, noi ci scostiamo dalTomnicompren-sività della definizione di storia che egli ci ha già dato e riduciamo il nostro concetto di storia a quello di un sapere rigorosamente intellettuale e mediato da un'intenzionale criticità che segnali tutte le interne difficoltà della ricerca. Accade pertanto che in sede storiografica Huizinga non appaia tanto lo storico della sensitività, colui che rivive, ad esempio, come notava Lucien Febvre, i toni psicologici della vita medioevale, ' ) ma lo specialista che ha soprattutto di mira la scientificità del suo lavoro.
Su questo terreno tuttavia non si potrebbe dire che le sue conclusioni siano di gran momento. Costretto a rintracciare la base di quell'esigenza di verità oggettiva che dialetticamente si contrappone all'inevitabile soggettività della storia, egli la ritrova nel rigore di ogni effettiva ricerca storica, vale a dire ancora in una notazione soprattutto presente nella ricerca storica contemporanea, dal momento che la più antica mancava di quei requisiti di scientificità che l'odierna possiede. D'altra parte questa scientificità deve poi fare i conti con quella inesattezza della storia che Huizinga efficacemente sottolinea. Le generalizzazioni storiche sono assolutamente necessarie alla ricerca ma esse in ogni caso non possono sostituirsi al particolare, all'irrepetibile che in definitiva è la vera e propria realtà storica : Una conoscenza viva può essere acquisita soltanto penetrando nel particolare senza che ne consegua necessaria mente e sempre una riduzione a principi generali (p. 68). Ma v'è di più: Per la sociologia, ed anche per la psicologia, la cosa principale è che i fatti di un dato caso rientrino in uno schema concettuale; per la storia questo quadrare non ha alcuna importanza, o soltanto una importanza secondaria (p. 55). Dunque di fronte allo storico non c'è che il fatto o una serie di fatti, e .poiché di fronte ai fatti e alla loro serie l'atteggiamento dello storico deve essere assolutamente antideterministtco egli si riporta continuamente ad un punto del passato in cui i fattori permettevano anche risultati diversi ... Ciò significa che quando parla di Salamina non esclude che a vincere possano essere i Persiani (Ibidem). H che, se da un Iato non può essere ovviamente che una finzione, dall'altro vuole significare quella totale adesione al fatto nella sua concreta esistenza che si accompagna al rifiuto di ogni schema preconcetto, anche quello che potrebbe essere legittimalo dalla stessa successione cronologica degli avvenimenti.
In effetti di fronte alla concreta esistenza dei fatti, lo storico deve presentarsi con animo libero da preoccupazioni concettuali e con la sola intenzione di descrivere fedelmente l'avvenimento quasi seguendolo nel suo reale divenire. Certo lo storico è già munito di quelle categorie conoscitive che derivano dalla età in cui vive; ma esse saranno messe in opera all'unico scopo di descri-
l) L. FEBVRE, Studi su Riforma e Rinascimento, Torino, Einaudi, 1966, p. 506.