Rassegna storica del Risorgimento

HUIZINGA JOHAN; STORIOGRAFIA
anno <1968>   pagina <224>
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Salvatore Russo
vere > certe forme del passato viste in netti, nella loro attività netto spazio e nell'ambiente (p. 58).
Questi concetti che a Huizinga servono a differenziare la storia dalla sociologia ed insieme a chiarire fino a che ponto possa valere la scientificità della storia, determinano una conclusione scoraggiante a proposito delle pos-.sibilila conoscitive della storia. Seppure la natura della scienza storica non possa prescindere dalle categorie mentali dello storico, oggi orientate alla ri­cerca di un sapere rigoroso, v*c un limite a qnesta stessa ricerca; esso non e solo dato dall'essere il sapere storico legato olla descrizione dell'individuale o di una serie di individuali, la parola definitiva spetta a quest'ultima fina­lità che, secondo Huizinga, domina integralmente il sapere storico. In un passo famoso tenuto presente ad esempio anche da E. H. Carr in What is EListory?, 9 egli precisa chiaramente che la natura ultima del sapere storico è finalistica: Il contesto storico da noi costruito, prodotto del nostro spirito, ha senso solo nella misura in cui noi gli riconosciamo un fine o, diciamo, un procedere verso un determinato risultalo... Perciò il pensiero storico è sempre finalistico. Il passato gli offre il materiale, lo sguardo è rivolto indietro e lo spirito ha coscienza di non poter veramente prevedere un solo minuto del futuro ma intanto è l'eterno futuro a smuovere questo spirito... La storia ben merita di essere definita la scienza finalistica per eccellenza (p. 59). Dove la contraddi* zione implicita nella stessa definizione trova la sua più vera spiegazione solo quando si intenda come la struttura scientifica della storia, nel suo aspetto più rigoroso e critico, mira all'ultimo scopo di rassicurare l'uomo sul realiz­zarsi di un futuro che dovrà scaturire necessariamente dal passato. Il finali* smo della storia è dunque il suo mirare a riprodurre nei modi di un sapere critico l'eterna vicenda della vita; non si tratta di conoscere qualcosa del passato per utilizzarne la lezione nel presente, bensì di raggiungere la cer­tezza che ogni serie di falli del passato mira alla instaurazione del futuro. Ha ragione dunque il Burckhardt, citato da Huizinga, quando dice che la massima historia magistra vitae vuol significare che mediante la storia non vogliamo divenire accorti (per un'altra volta) quanto saggi (per sempre) (p. 81).
Questo mirare al futuro, questo sforzarsi di raggiungere la saggezza della vita che eternamente si svolge dal passato al futuro, è realizzato dallo storico nei modi che la sua civiltà condiziona. Ogni volta tuttavia il risultato è simile. L'obiettivo della ricerca, storica è sempre quello di costruire ideali tratti dalla storia e di affidarli al presente; nella misura in cui essi sono accolti e fatti propri dall'età contemporanea, lo storico raggiunge il suo obiettivo e la storia il suo finalismo. La cavalleria, l'ideale della vita pastorale, l'altruismo cristiano, gli ideali nazionali sono gli esempi più noti di tali costruzioni della ricerca storica. In questo senso la via alla storia che Huizinga ha seguito lo ha condotto alla meta della identificazione degli ideali costruiti dalle varie età passate e anche dal presente. La supposizione che tutti abbiano uguale valore è di fatto combattuta da Huizinga e tuttavia essa potrebbe trovare giustifica* zione dalla considerazione che in ultima analisi ogni ideale, ispirato dalla storia, adempie alla funzione di provare la certezza del futuro.
Se da una parte pertanto questa sembra l'ultima esigenza di Huizinga, di
i) E. H. GAMI, iPltftt is Histary?, traci, italiana Set Lesioni sulta Storia, Torino, Einaudi, I9t?6, p. 118.