Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI UNGHERIA 1848-1849; GUERRA DEL 1848-1849; ITALIA STORI
anno <1968>   pagina <236>
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236 Magda Jàszay
a intervenire autorevolmente perché a tatti i popoli vengano riconosciuti i loro diritti , e quello della guerra a richiamare immediatamente i soldati unghe­resi in servizio all'estero, prospettando, in caso contrario, la loro destituzione dalla carica. ') E aggiunge con indignazione: Ci mancherebbe altro che i mili* tari ungheresi continuassero a servire come miserabili strumenti della polì­tica della legge marziale in Italia! . L'irritazione contro le manovre della camarilla che ritarda la sanzione sovrana alla nomina del nuovo ministero ungherese cercando di assicurare per Vienna l'amministrazione centrale delle finanze e della guerra è alimentata dalle notizie che giungono dall'Italia e trova un valido argomento di protesta nel duro regime militare che impone ai sol­dati ungheresi inquadrati nell'esercito imperiale in Italia nn ruolo disonorevole per l'Ungheria liberale. L'indomani lo stesso giornale ritorna alla carica dichia­rando inammissibile che il gabinetto di Vienna possa disporre liberamente del ministro ungherese della guerra per mandare all'occorrenza migliaia di militari magiari in Italia per opprimere quel bel popolo e costringerlo sotto il giogo dell'assolutismo, mentre noi stessi lo combattiamo a casa nostra . Con­clude presentando la lugubre immagine dei soldati costretti ad assistere, nei plotoni di esecuzione, all'agonia dei condannati.
Alle Cinque Giornate le reazioni sono unanimi: manifestazioni di sim­patia e condanna dei modi barbari di Radetzky. Le notizie giungono fram­mentarie e incerte: s) i giornali, riferendosi a lettere private, parlano, dopo la prima vittoria popolare, della riconquista della città da parte delle forze austria­che e di feroci rappresaglie. Radetzky è chiamato il flagello dei diritti popolari italiani e il suo procedere il modo migliore per perdere uno Stato anziché conservarlo .8) Pesti Hirlap attribuisce all'intransigenza della politica austriaca il fallimento di un accomodamento pacifico in Lombardia che si poteva ottenere con le concessioni sollecitate da parte ungherese. Se, invece di Metternich, la polìtica austriaca fosse stata diretta da un'altra persona pulita che non avesse ardito seguire l'insensata politica di proclamare la legge marziale per i figli della Lombardia mentre nelle vicine province italiane si concedeva dovunque la costituzione, e se invece un mese fa la Lombardia avesse ottenuto la costitu­zione, la calma si sarebbe probabilmente del tutto ristabilita. Ma ora sorgono chiare tendenze separatistiche che non si possono reprimere con i cannoni.4' Il radicale Reform vede nel dispotismo di Radetzky la causa diretta della per­dita della Lombardia.6'
Jelenkor, nel dare notizia di una manifestazione di protesta contro il gabi­netto di Vienna per la sua pretesa di conservarsi i portafogli delle finanze e della guerra, riporta le parole dell'oratore, il deputato Mór Perczel, che informa
*) Il giornale, organo del Circolo d'Opposizione , aveva, come suo colla-boratore assiduo, con articoli spesso senza firma, Lajos Csernàtoni, uno dei pubbli­cisti più violenti del tempo.
2) Marcila Tizenottirtike del 26 marzo se ne lamenta spiegando che i fogli austriaci sono tutti di indirizzo filo-governativo, e che nei giornali viennesi, che ve­ramente dovrebbero esserne informati di prima ranno, non si fa cenno della Lombardia.
8) Huzànk, 1 oprile. Giornale politico-letterario pubblicato a Gyòr, e diretto da Pài Kovàro: fondato nel 1847.
4) Parti Hirhqi, 27 marzo.
6) Reform, 9 aprilo. (Esce dal 6 aprile, diretto da Nàdakai e Zerdi. Il 6 agosto si fonderà con Népelem).