Rassegna storica del Risorgimento
GIORNALI UNGHERIA 1848-1849; GUERRA DEL 1848-1849; ITALIA STORI
anno
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1968
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pagina
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239
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L'Italia del Quarantotto e l'Ungheria 20
Nero. ) Il pensiero caro a Cesare Balbo, dì tino spostamento del centro di gravità della monarchia austrìaca verso Oriente come contrappeso all'influenza turca e russa nella zona del basso Danubio,2) è ripreso qui e troverà eco qualche tempo dopo in un altro giornale di recente fondazione, Reform.
Dopo aver espresso la sua simpatia per il popolo italiano il quale, diviso con la violenza e venduto, come i suoi limoni e aranci al primo che veniva a offrire un prezzo più vantaggioso è riuscito a scuotere il giogo della tirannia, l'articolo si domanda quale utilità possa avere la guerra contro l'Italia e l'eventuale riconquista di un territorio la cui popolazione sia così profonda* mente lontana dall'Austria nei sentimenti.3) Se prima la conservazione della Lombardia poteva essere giustificata dal timore di un ingrandimento della Francia o della Sardegna, le stesse ragioni non sono più valide sostiene l'articolista dal momento che l'Italia sarebbe restituita a se stessa. Ciò non verrebbe a recare alcun danno all'Austria; le servirebbe anzi come una nuova lezione perché cerchi di espandersi secondo la sua posizione geografica e non fondi più. il proprio avvenire su chimere diplomatiche . Il nuovo centro della monarchia dovrà essere Budapest: restituite quindi l'Italia e appoggiatevi sull'Ungheria è la conclusione finale del giornale.
A una conclusione simile giunge anche l'editoriale di Nemzeti Vjsag, dopo un esame della situazione in cui l'Ungheria viene a trovarsi con l'inizio della guerra e con l'intervento sardo. Premessa la tesi che essa non è stata dichiarata dal re di Sardegna, ma da tutta la nazione italiana che vuole raggiungere la sua unità contro l'imperatore d'Austria nemico di quell'unità, viene esaminalo il problema se gli obblighi assunti dall'Ungheria nella Prammatica Sanzione (di prestar, cioè, soccorso al proprio sovrano in caso di aggressione da parte di una potenza straniera), possano considerarsi validi anche nel caso della guerra in corso. L'autore riconosce sì in linea di massima la validità dell'obbligo, ma si richiama ad altri casi per dedurne la formula ad imposBihilia non datar obligatio , e applicarla al caso in questione. Infatti, asserisce, difendere l'integrità dell'Impero di fronte all'Italia significherebbe compromettere la posizione della dinastia e della nazione, perdere la simpatia di tutte le nazioni libere d'Europa ed esporsi al disonore. Non solo: dichiara doveroso, per non ingannare l'amato sovrano, avvertire che la guerra italiana non riscuote alcuna simpatia nel seno della nazione e non esiste governo che sia capace di suscitare entusiasmo o indurla a sacrifizi per questa causa. Viene, quindi, citato un passo del francese Journal des Debuta che indica, come via da seguire nella nuova situazione della monarchia, l'estensione dell'influenza ungherese verso Oriente come barriera di fronte all'imperialismo russo. > Di fronte a questo pericolo la monarchia ha bisogno della
i) Pesti Hirlap, 7 aprile
~J C. BALBO, Le speranze d'Italia, Parigi, 1844.
8) Si può forse, in buona coscienza, stuccare un arto dal corpo e attaccarlo a un corpo estraneo? Non continuerà forse a restarne estraneo, per quanto si cerchi, con mezzi esteriori, di renderlo familiare? L'italiano non diventerà mai austriaco. Egli odia l'Austria. E nessuna concessione potrà trasformare quest'odio in affetto. E come può mai desiderare un governo di reggere un popolo che non gli porta un minimo di simpatia? . JRe/orm, 20 aprile.
*) Nemzeti Ujxag, 6 aprile.
0) Journal des Débats, 28 marzo. Lo stesso concetto ò ripreso nel numero del 6 aprile dello stesso giornale, pure riportato dal Nemzeti Ujsàft, il 16 aprile.