Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI UNGHERIA 1848-1849; GUERRA DEL 1848-1849; ITALIA STORI
anno <1968>   pagina <241>
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L'Italia del Quarantotto e l'Ungheria 241
cale Circolo d'Opposizione 2 mette addirittura In discussione la validità della Prammatica Sanzione: un oratore la dichiara scaduta perché conclusa a suo tempo non dalla nazione intera, ma tra una casta ristretta e il sovrano. L'Un­gheria sarebbe quindi libera, senza violare i patti, di richiamare i suoi soldati cosi dall'Italia come dalla Polonia, non solo, ma anche di combattere per la libertà di questi popoli. E ciò tanto più in quanto alla data della Prammatica Sanzione né la Lombardia né la Galizia facevano parte della monarchia au­striaca. *) Si propone, quindi, un intervento presso il ministero perché vengano rimpatriati dall'Italia i militari ungheresi e si proibisca il reclutamento di nuove leve per le file dell'esercito austriaco.2)
Alla notizia che nuove reclute sarebbero inviate in Italia, la guardia nazionale bloccò le uscite della caserma, e una deputazione si presentò al mini­stero per chiedere spiegazioni.8)
La questione fu sollevata anche nella seduta della Dieta, il 31 marzo, dal deputato radicale Làszló Madaràsz. Egli sosteneva che la Prammatica San* zione non poteva essere interpretata come l'obbligo di contribuire all'oppres­sione di movimenti costituzionali 0 all'aggressione contro altri Stati che non avessero a loro volta aggredito le frontiere dell'Ungheria. Il primo ministro Batthyany e lo stesso Kossuth diedero una risposta evasiva: senza pronunciarsi esplicitamente per la continuazione della guerra, sostennero la validità della Prammatica Sanzione e dell'obbligo di difendere il sovrano.4) L'11 aprile, dopo altre interpellanze e petizioni, il governo si pronunciò in merito alla questione, facendo presenti le difficoltà di richiamare immediatamente i con­tingenti ungheresi all'estero, inquadrati nell'esercito austriaco, ma promettendo nondimeno di adoperarsi per trovare la via di accontentare la nazione. )
Sotto la pressione incalzante della stampa che comincia a criticare il governo per la sua inerzia e la sua indecisione, il ministero fa un passo formale a Vienna0) e sollecita anche il richiamo del nuovo ministro della guerra, coL Làzar Mészàros, che prestava servizio nell'esercito operante in Lombardia. Prima della sua entrata in carica, gli affari militari non potranno essere trat­tati separatamente da Vienna. Il pubblico comincia a guardare la situazione con crescente inquietudine, per i contrasti che cominciano a sorgere con la Croazia e con le popolazioni serbe del Sud d'Ungheria, e per il concentramento di truppe che la Russia, dopo i moti in Ungheria e in Polonia, sta effettuando lungo i confini orientali del Regno.
Che cosa vuole il governo di Vienna si chiede indignato l'editoriale
*) JeLenJeor, 11 aprile; Hazùnk, 15 aprile.
2) Nemzeti Ujsàg, 11 aprile.
8) Buzànk. ÌS aprile; Jelenkor, 16 aprile; Reform, 16 aprile.
*) Jelenkor, 4 aprile; Pesti Hirlap, 3 aprile. Lo stesso Batthyany dichiaro d'al­tronde il 21 aprile, in un colloquio con l'agente inglese Blackwell, che l'Austria doveva rinunciare allo Lombardia e alla Galizia. L HAJNAL, A Batthyóny-kormàny hulpoUiikàja (La politica estera del governo Batthyany), Budapest, 1957, p. 36.
fi) Documenti della Assemblea a Pozsony, ciL, p. 223; Pesti lìirlap, 22 aprile.
e) TI presidente del consiglio Batthyany invita infatti, il 26 aprile, il principe Pài Esierhàzy, ministro ungherese delegato presso la persona del sovrano e incari­cato degli affari esteri, a far presente a Vienna elle il ministero, con tutta la buona volontà non potrà impedire che l'opinione pubblica si manifesti in vie di fatto, se il ritorno dell'esercito di stanza in Italia tarderà ancora a lungo. Ordina quindi al ministro di sollecitare la soluzione della questione. D. PAP, Okmimytùr cit.f: p,. 61.